Gravina pronto alle dimissioni, il vertice in Figc e l’affondo di Chechi: “Nel calcio serve più umiltà”
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Redazione Sport
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La terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali di calcio, un fatto che da solo basterebbe a definire epocale la crisi della Nazionale, ha innescato una reazione a catena destinata a travolgere i vertici della Federcalcio. Oggi pomeriggio, nella sede di via Allegri a Roma, Gabriele Gravina ha convocato una riunione informale con tutte le componenti rappresentate nel consiglio: i presidenti della Lega di Serie A, della Serie B, della Lega Pro, l’Associazione Italiana Calciatori (Aic) e l’Associazione Italiana Allenatori (Aiac) sono attesi per fare il punto della situazione, anche se – a questo punto – l’esito appare ampiamente scontato. Secondo quanto trapela negli ambienti federali, Gravina avrebbe già predisposto il testo del comunicato con cui annuncerà le proprie dimissioni, un passo indietro che molti, a partire dal ministro dello Sport Andrea Abodi, hanno definito come un “sussulto di dignità” paragonabile a quello dei suoi predecessori.
Non è solo la sconfitta sul campo, però, a pesare come un macigno sulla poltrona del presidente. Il dibattito, alimentato anche dalle dure dichiarazioni rese nell’immediatezza del flop, si è spostato su un piano più ampio, quasi antropologico. E qui entra in scena una voce fuori dal coro, quella di Jury Chechi, l’ex stella della ginnastica italiana, che ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport destinata a fare discutere. Chechi, paragonando la disciplina ferrea della figlia – la quale pratica equitazione con sedute di otto ore giornaliere – alla presunta sacralità del pallone, ha bacchettato senza mezzi termini l’establishment: “Serve più umiltà”, ha tagliato corto l’ex atleta, sottolineando come sia riduttivo paragonare tutto al calcio solo perché lì girano più soldi. Una frecciata indiretta, questa, che sembra rispondere a tono alle uscite poco felici dello stesso Gravina – ormai all’ultima curva del suo mandato – il quale aveva minimizzato il peso specifico di altre discipline sportive in un confronto rivelatosi un vero e proprio autogol mediatico.
L’affondo del ministro Abodi e la pressione della politica
L’atmosfera nella Capitale è surreale e carica di tensione, resa ancora più rovente dall’intervento a gamba tesa del ministro per lo Sport Andrea Abodi. Intervenuto ai microfoni di Rtl 102.5, Abodi non ha nascosto la propria amarezza, arrivando quasi a giustificare le dichiarazioni del presidente della Federcalcio come frutto di una “mancata lucidità” dovuta alla pressione del momento, senza però risparmiargli critiche durissime sulla gestione complessiva del sistema. Abodi, raccogliendo in parte la proposta del presidente del Senato Ignazio La Russa, ha aperto alla possibilità di discutere con l’Unione Europea una riforma strutturale che preveda la presenza minima di quattro giocatori italiani in campo per ogni squadra di Serie A, un’idea che mira a scardinare l’egemonia dei cosiddetti “vincoli” comunitari per favorire il vivaio nazionale. La sensazione, palpabile, è che la partita vera non si giochi solo sulle poltrone della Figc, ma sulla necessità di “rifondare” un movimento che, per il ministro, sembra aver perso il contatto con la realtà e con il sacrificio richiesto ai giovani atleti.
La strategia per l’exit e le manovre di palazzo
Sullo sfondo della riunione odierna, che avrà il via alle 14.30, si muovono logiche di potere che prescindono dalla semplice eliminazione sportiva. L’ipotesi di un commissariamento della Figc da parte del Coni, ventilata in un primo momento come spada di Damocle, sembra al momento essersi allontanata: lo statuto federale prevede che, in caso di dimissioni del presidente, si apra immediatamente la procedura per l’elezione del successore entro i novanta giorni successivi. Questa è l’”exit strategy” che Gravina avrebbe studiato nella notte, scrivendo in solitudine il testo del passo indietro per evitare un intervento esterno che sarebbe letto come una resa incondizionata alla politica. Si parla già di possibili candidati per la successione, sebbene i nomi rimangano confinati al gossip di palazzo in attesa che il consiglio federale, forse già la prossima settimana, sciolga le riserve. Intanto, la macchina della crisi è in moto: la Nazionale è fuori dai giochi mondiali, Gattuso è in bilico sulla panchina, e chi oggi entrerà in via Allegri lo farà sapendo di assistere alla fine di un’era.




