Jury Chechi e l’umiltà mancante, Gravina convoca una riunione informale mentre Abodi chiede un commissario “di campo”
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Redazione Sport
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C’è chi, dal mondo della ginnastica, guarda al pallone con una certa insofferenza, quasi un’invidia di fondo che però cela una lezione più profonda. Jury Chechi, ex stella indiscussa di quella disciplina che richiede sacrifici quotidiani e silenziosi, ha affidato alla Gazzetta dello Sport un’analisi tagliente, scaturita dall’ultima uscita a vuoto del presidente federale Gabriele Gravina dopo il pareggio con la Bosnia che è costato – di fatto – la mancata qualificazione ai Mondiali. “Mia figlia fa equitazione”, ha raccontato Chechi, “si allena otto ore al giorno, tutti i giorni. Cos’ha in meno rispetto a un calciatore?”. La risposta, implicita nelle sue parole, è un richiamo a quella che definisce “più umiltà”, perché nel calcio girano somme enormi, è vero, ma paragonare ogni altra pratica sportiva al solo gioco del pallone – ecco il punto – è un esercizio riduttivo che rischia di appiattire il valore del gesto atletico più puro. E la dichiarazione di Gravina, quella che molti hanno letto come una giustificazione o forse una distrazione, secondo Chechi tradisce proprio questa mancanza di prospettiva.
Mentre queste parole fanno il giro dei quotidiani, nella Federcalcio si muove qualcosa di concreto, o almeno di programmato. Gabriele Gravina ha infatti convocato per oggi una riunione informale, un appuntamento fissato per le ore 14.30 nella sede di via Allegri a Roma, con tutte le componenti rappresentate nel consiglio Figc. Ci saranno i presidenti della Lega di serie A, della serie B, della Lega Pro, oltre ai rappresentanti dell’Aic (l’associazione calciatori) e dell’Aiac (quella degli allenatori). L’obiettivo dichiarato è fare il punto della situazione, tastare il polso a un sistema che appare sempre più fratturato, e capire se esista ancora un margine per ricucire uno strappo che la mancata qualificazione ai Mondiali ha reso evidente a tutti.
Non si tratta, va detto, di un consiglio federale ufficiale, bensì di un faccia a faccia informale – una distinzione non secondaria – che potrebbe però produrre conseguenze rilevanti. Perché intorno a Gravina la pressione è aumentata in modo esponenziale, e non solo da parte dell’opinione pubblica sportiva. Il ministro per lo sport e per i giovani, Andrea Abodi, intervenuto a RTL 102.5 nel corso di “Non Stop News”, ha infatti lanciato un messaggio chiaro e volutamente ambiguo: “Se pensiamo solo alle elezioni – ha detto Abodi – nel caso di dimissioni di Gravina perdiamo un’occasione”. Per il ministro, insomma, la soluzione non è un semplice ricambio ai vertici, quanto piuttosto la capacità di “fare tesoro di questa sconfitta”, perché non farlo sarebbe “un’ulteriore sconfitta ancora più grave”. Abodi ha poi aggiunto un auspicio, quasi una speranza: “Ci auguriamo che in giornata succeda qualcosa e si inizi un periodo nuovo”, nel quale ripartire dai giovani e da chi allena, soprattutto a livello giovanile, aprendo nuove opportunità.
La proposta di Abodi: un commissario “di campo” prima delle urne
Le parole di Abodi non si fermano qui. Il ministro ha infatti introdotto un concetto che potrebbe cambiare i termini del dibattito: l’idea di un “commissario ‘di campo’”, una figura cioè che preceda eventuali elezioni immediate. “Pensiamo soltanto alle elezioni federali? Perderemmo un’occasione”, ha ribadito, suggerendo la necessità di un “periodo anche di decantazione”, un intervallo nel quale mettersi attorno a un tavolo e ragionare con le componenti senza la pressione immediata di una competizione per la poltrona. Abodi si è detto d’accordo con il presidente del Senato Ignazio La Russa sulla proposta – per ora solo teorica – di introdurre una regola che imponga almeno quattro giocatori italiani in campo per squadra. Ma ha anche precisato, con realismo, che non si tratta di imporre “vincoli” calati dall’alto, bensì di “aprire una discussione con l’Unione Europea”, perché la materia dei tesseramenti e delle quote incrocia normative sovranazionali che nessuna riforma nazionale può ignorare.
Le dichiarazioni di Gravina sugli atleti e l’ipotesi di una “mancata lucidità”
Tornando al presidente della Figc, Abodi ha scelto di non usare toni duri, ma piuttosto un’espressione che lascia spazio all’interpretazione. “Le dichiarazioni di Gravina sugli atleti? Spero siano frutto di una mancata lucidità”, ha detto il ministro, senza specificare a quali dichiarazioni si riferisse ma facendo chiaramente intendere che, a suo giudizio, qualcosa nel discorso pubblico del presidente federale non ha funzionato. L’aggettivo “sibillino” – usato da più parti per descrivere lo stile di Abodi in questa intervista – si addice perfettamente a un intervento che non chiede esplicitamente le dimissioni, ma che le dà quasi per scontate come una delle possibilità, per poi subito aggiungere che le elezioni, da sole, non risolverebbero il problema di fondo. E il problema di fondo, nella lettura del ministro, è culturale: la necessità di fare un “resoconto della sconfitta”, un esame di coscienza collettivo che coinvolga tutte le componenti, dagli allenatori dei vivai ai presidenti dei club.




