La nuova Twingo E-Tech electric tra arte urbana e motore «indistruttibile»: i segreti della citycar che vuole rivoluzionare il segmento A
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Redazione Economia
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C’era una volta, nel lontano 1992, una piccola francese che arrivò sul mercato con una filosofia talmente anticonformista da sembrare quasi una provocazione: «inventatevi la vita che vi piace». Quella vettura, la prima generazione della Twingo, riscrisse le regole della mobilità urbana grazie a un design audace e a una straordinaria abitabilità. Oggi, a distanza di oltre tre decenni – e in un contesto profondamente segnato dalla transizione energetica – la Renault prova a giocare nuovamente la carta del “game changer”, lanciando la Twingo E‑Tech electric, un modello che si propone di democratizzare l’elettrico con un prezzo d’attacco di 19.500 euro. La casa della losanga, come già accadde con la rivoluzione della R5, punta tutto su una mobilità accessibile, abbandonando le logiche delle costose ammiraglie per concentrarsi su ciò che serve davvero in città: agilità, semplicità e un costo di esercizio ridotto all’osso.
L’anima tecnica di una citycar «ben dimensionata»
Se l’estetica richiama i tratti iconici dell’antenata, la sostanza meccanica guarda al futuro con pragmatismo. Sotto il cofano – o meglio, sotto il pavimento – la Twingo elettrica nasconde una batteria LFP (litio-ferro-fosfato) da 27,5 kWh di capacità utile. La scelta di questa chimica, meno nobile rispetto alle tradizionali NMC, non è affatto casuale: permette di ridurre i costi di produzione fino al 20%, elimina la dipendenza da materiali critici come il cobalto e garantisce una longevità superiore, caratteristica che molti definiscono già come «indistruttibile» per l’usura quotidiana. Il motore elettrico eroga 60 kW (pari a circa 80 CV), una potenza che, se letta su una scheda tecnica, potrebbe sembrare modesta, ma che si sposa perfettamente con una massa a vuoto contenuta intorno ai 1.200 kg. Ne deriva uno scatto da 0 a 50 km/h coperto in soli 3,85 secondi – il dato più significativo per la guida porta a porta – e un’autonomia massima dichiarata di 263 km nel ciclo WLTP.
Vale a dire che, nell’uso concreto di chi percorre una ventina di chilometri al giorno tra traffico e semafori, la ricarica diventa un evento settimanale, quasi un incidente di percorso. La filosofia costruttiva, che gli ingegneri di Ampere (la divisione ad alte prestazioni del gruppo) hanno definito come «dimensionamento ragionevole», abbandona la corsa alla potenza esagerata per privilegiare l’efficienza e la facilità di parcheggio, con un diametro di sterzata che sfiora i 10 metri.
Un salotto digitale (e modulare) per reinventare gli spazi
Salendo a bordo, quella che un tempo era una semplice «scatolina» si trasforma in un ambiente sorprendentemente tech. Renault ha dotato la piccola citycar di un cruscotto che strizza l’occhio ai segmenti superiori: spiccano un quadro strumenti digitale da 7 pollici e uno schermo multimediale centrale da 10 pollici. Già nella versione di base Evolution, il sistema permette la replica dello smartphone; salendo di livello alla variante Techno (che parte da 21.100 euro), si sblocca il sistema OpenR Link con i servizi Google integrati, una vera e propria rarità in questa fascia di mercato.
Ma è l’architettura degli spazi a fare la differenza in un abitacolo lungo appena 3,7 metri. I sedili posteriori sono scorrevoli longitudinalmente, una soluzione ereditata dalle migliori tradizioni del segmento che consente di sacrificare lo spazio per le gambe dei passeggeri in favore della capacità del bagagliaio, o viceversa. La funzionalità One Pedal, infine, permette di guidare utilizzando quasi esclusivamente l’acceleratore, semplificando la vita nello stop & play cittadino e riducendo l’usura dei freni.
Quando l’auto diventa tela: la performance di Joshua Vides
Proprio mentre le concessionarie italiane aprono le porte per i primi test drive (il weekend del 18 e 19 aprile), un’esemplare della Twingo E‑Tech electric ha fatto tappa a Parigi, trasformandosi in un oggetto d’arte contemporanea. Tra l’8 e il 13 aprile, lo spazio Renault Carwalk sul 53 di Avenue des Champs-Élysées ha ospitato la performance live dell’artista statunitense Joshua Vides, conosciuto per il suo inconfondibile stile grafico in bianco e nero che trasforma la realtà tridimensionale in un disegno a mano. Renault gli ha consegnato la chiave di accensione letterale della vettura dandogli carta bianca: Vides ha operato a vista d’occhio per cinque giorni, trasformando la carrozzeria della compatta elettrica in un “schizzo su ruote”, un’opera che sfuma i confini tra il prodotto industriale e la pop art.
Il risultato – una vera e propria “art car” che sembra uscita da un fumetto – resterà esposta nella capitale francese fino al 9 giugno, prima di essere confluire nella collezione ufficiale del Fondo Renault. Una operazione culturale, questa, che non solo celebra il ritorno della Twingo, ma la lega indissolubilmente a quel linguaggio giovanile e urbano che fu il suo marchio di fabbrica negli anni Novanta.
Strategie di mercato e ricarica «a costo zero»
Sul fronte commerciale, l’offerta è studiata per abbattere l’ultimo grande tabù dell’elettrico: il costo della corrente in casa. Fino al 4 maggio 2026, chi acquista la Twingo E‑Tech electric può aderire all’offerta “Enel Night Free”, che azzera il prezzo dell’energia per le ricariche effettuate nella fascia notturna (dalle 00:00 alle 07:00) per tre anni. Tradotto in chilometri, si parla di un plafond di circa 30.000 km di marcia a costo variabile nullo per quanto riguarda la materia prima, un incentivo concreto che mira a rendere la citycar francese non solo la più economica da comprare (con un listino che batte molte rivali termiche), ma anche la più economica da mantenere nel corso del quadriennio.
La produzione è stata concentrata nello stabilimento di Novo Mesto, in Slovenia, un asset logistico che permette di mantenere i costi di trasporto bassi per il mercato europeo. Con questa mossa, la losanga prova a tracciare un solco netto tra la mobilità elettrica concepita come lusso e quella intesa come utilità quotidiana, restituendo alla Twingo quel ruolo di “piccola grande auto” che l’aveva resa celebre un quarto di secolo fa.




