Psg-Arsenal, la finale delle 18: le scelte di Luis Enrique e Arteta per la coppa dai grandi orecchie

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Budapest si veste di gala per l’ultimo atto della Champions League, un’edizione che consegnerà il trofeo o al Paris Saint-Germain, desideroso di bissare il successo dello scorso anno, o all’Arsenal, atteso da un verdetto europeo che manca all’appello da vent’anni esatti. L’appuntamento alla Puskás Aréna è per le ore 18 di questo sabato 30 maggio, un orario che rappresenta una vera e propria rivoluzione per la competizione: se da decenni l’appuntamento con la coppa dai grandi orecchie era fissato nella fascia serale (le 21.00), quest’anno l’Uefa ha deciso di anticipare il fischio d’inizio.

Una scelta, questa, che strizza l’occhio ai mercati asiatici e nordamericani, ma che obbliga i tifosi presenti in Ungheria e quelli incollati allo schermo a un consumo diverso della partita. La sfida tra i campioni di Francia e i neo-campioni d’Inghilterra (l’Arsenal ha interrotto un digiuno che durava dal lontano 2004 ) si preannuncia quindi come un crocevia storico, non solo per il prestigio, ma anche per la modernizzazione dei format televisivi.

Le formazioni ufficiali: chi gioca e chi è in panchina nella finale di Budapest

Per quanto riguarda lo schieramento tattico, Luis Enrique non intende tradire la filosofia che lo ha portato a vincere lo scorso anno. Il tecnico spagnolo, nonostante qualche dubbio legato alla condizione atletica di alcuni interpreti nelle settimane precedenti, dovrebbe affidarsi al consueto 4-3-3, affidando la porta a Safonov (che ha scalzato Chevalier con prestazioni solide) protetto dalla linea composta da Hakimi, Marquinhos, Pacho e Nuno Mendes.

A centrocampo, il tridente formato da Vitinha, Joao Neves e Fabian Ruiz (con Zaire-Emery pronto a subentrare a gara in corso) garantirà la giusta miscela tra qualità geometrica e dinamismo. L’attacco, dove si concentrano le maggiori aspettative, vedrà il fenomeno georgiano Kvaratskhelia agire sulla sinistra mentre sulla fascia opposta agirà Dembelé, con Doué (o potenzialmente Barcola) a completare il terzetto offensivo.

Dall’altra parte della barricata, Mikel Arteta cerca di rispondere colpo su colpo. L’Arsenal, reduce dalla gioia della Premier League vinta con una giornata d’anticipo, si presenta con un 4-2-3-1 speculare ma più prudente nella sostanza. Tra i pali c’è Raya, con la retroguardia composta da Timber, Saliba, Gabriel e Calafiori. La mediana, fondamentale per tamponare le folate offensive parigine, sarà affidata alla fisicità di Declan Rice affiancato dal talentuoso Lewis-Skelly o dal più esperto Zubimendi (il ballottaggio è ancora aperto).

Più avanti, il capitano Odegaard agirà alle spalle dell’ariete Gyokeres, supportato dai velocisti Saka e Martinelli, con Trossard che potrebbe rappresentare l’arma a sorpresa a partita in corso. La notizia, per i londinesi, è il rientro di alcuni elementi chiave che hanno smaltito i fastidi fisici della settimana, mentre tra gli indisponibili certi spicca il nome di Ben White.

Le due facce della medaglia: l’attacco show del Psg contro la difesa blindata dell’Arsenal

Il copione tattico di questa finale, come spesso accade quando si affrontano scuole di pensiero diverse, è dettato dal contrasto tra la potenza di fuoco parigina e l’organizzazione difensiva inglese. Il Psg, in questa edizione della Champions, ha fatto del gol una ragione di vita, mettendo a segno la bellezza di 44 reti; una produzione offensiva che ha pochi eguali nella storia recente della competizione e che trova il suo apice nel tridente mobile composto da Kvaratskhelia, Dembelé e Doué.

Dall’altra parte, l’Arsenal vanta il primato opposto, quello della miglior difesa del torneo, con appena sei gol subiti e ben nove clean sheet collezionati durante il cammino che li ha portati a Budapest.

A spezzare questa routine potrebbe essere l’interpretazione del centrocampo, dove la qualità tecnica di Vitinha (capace di gestire i tempi) si scontrerà con la potenza fisica di Rice. L’inviato dal campo, Carlos Passerini, definisce questa sfida come la "finale degli opposti" proprio per queste peculiarità: i parigini gestiscono lo spettacolo, mentre i Gunners affidano le loro sorti a una solidità quasi ossessiva.

Sarà interessante osservare come Luis Enrique e Arteta utilizzeranno i terzini: Hakimi e Nuno Mendes spingeranno altissimi lasciando spazi, che Saka e Martinelli proveranno a sfruttare in transizione negativa. La partita, insomma, potrebbe decidersi sulle fasce e sull’efficacia delle ripartenze più che sul possesso palla fine a se stesso.

Il dispositivo di sicurezza a Parigi: 22mila agenti per evitare scontri

Mentre a Budapest ci si prepara a vivere la festa, la capitale francese si trasforma in una fortezza. Il Ministero dell’Interno, memore dei disordini dello scorso anno quando i festeggiamenti per la prima Champions League vinta dal Psg degenerarono in scontri (con episodi gravissimi che costarono la vita a due persone e danni ingenti al mobilio urbano), ha deciso di blindare Parigi e i suoi dintorni in occasione della finale. Saranno schierati complessivamente 22.000 agenti di polizia e gendarmi sul territorio nazionale, di cui ben 8.000 concentrati esclusivamente nella regione parigina. Le misure sono drastiche: gli Champs-Élysées saranno chiusi al traffico e molti negozi hanno provveduto a barricare le vetrine con pannelli di legno, timorosi di possibili danneggiamenti da parte di frange violente di tifosi. Il punto di ritrovo autorizzato per i sostenitori del Psg in caso di vittoria, peraltro, sarà solo il Campo di Marte (sotto la Torre Eiffel), dove si concentrerà il monitoraggio costante delle forze dell’ordine.

Un apparato colossale, questo, che dimostra come la paura di una recrudescenza della criminalità legata al calcio sia palpabile nelle istituzioni francesi, indipendentemente dal risultato sportivo che uscirà dal terreno di gioco ungherese.

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