Pnrr, i ritardi dei ministeri: Calderone in testa, ma la situazione è critica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La relazione semestrale sull’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvata con due mesi di ritardo dal governo, si presenta come un documento ambivalente: da un lato offre un monitoraggio dettagliato, dall’altro sembra voler mascherare l’effettiva gravità della situazione. Nelle oltre 550 pagine della Sezione II, emerge un elenco preoccupante di progetti già rimodulati, alcuni dei quali rischiano di non vedere la luce nei tempi stabiliti. Tra i ministeri più in ritardo, svetta quello del Lavoro guidato da Marina Calderone, ma la criticità riguarda trasversalmente diversi dicasteri.

L’Italia, come altri Paesi europei, ha più volte richiesto modifiche al Pnrr, l’ultima delle quali presentata appena dieci giorni fa. A gennaio, il governo ha tentato una strada inedita: chiedere di destinare a riserva una parte dei fondi non ancora spesi, per utilizzarli oltre la scadenza del piano. Un’ipotesi che potrebbe trovare un’apertura da Bruxelles, a condizione che rimanga circoscritta a interventi specifici e non diventi una scappatoia per colmare inefficienze.

Intanto, la Ragioneria Generale dello Stato e la Corte dei Conti hanno segnalato ritardi diffusi, con diciannove progetti a rischio di mancata realizzazione. Di fronte a queste criticità, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha avanzato la richiesta di una proroga fino al 2027 per completare alcune misure. Una mossa che, però, non placa le polemiche: l’opposizione incalza l’esecutivo in Parlamento, chiedendo trasparenza per evitare il fallimento del piano e la perdita di miliardi di fondi europei.

Tra i settori più in difficoltà c’è quello della nautica green, dove meno del 10% dei fondi è stato effettivamente impegnato. Un fallimento annunciato, già evidenziato all’inizio del 2023 e aggravato da ostacoli burocratici che hanno rallentato persino i pochi progetti approvati. La Corte dei Conti, nel suo ultimo report, ha certificato l’insufficienza degli interventi, confermando un trend che rischia di compromettere gli obiettivi ambientali del Pnrr.

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