Napoli dice addio a James Senese, il sax che parlava napoletano

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un unico applauso, lungo e profondo, ha attraversato Miano come un’onda, unendosi al suono di un sax ormai silenzioso. Migliaia di mani, ieri, si sono mosse all’unisono per salutare James Senese, il Mister Sax che per ottant’anni aveva raccontato la città con il fiato e con l’anima, traducendo in note le sue gioie e le sue ferite. Quell’onda emotiva, partita dalla sua casa nel Parco Ice Snei, ha accompagnato il feretro verso la chiesa di Santa Maria dell’Arco in un corteo silenzioso e partecipato, simile a una processione laica e devota. Dentro la parrocchia, gremita in ogni suo spazio, le sue musiche e quelle di Pino Daniele hanno rotto quel silenzio, sostituendo alle parole un linguaggio forse più appropriato per chi, come lui, aveva fatto della melodia la propria vita.

L'ultimo saluto degli amici e dello strumento

Sulla bara, avvolta da un manto di fiori, non c’era solo il ricordo di un artista ma il simbolo stesso della sua esistenza: il suo sassofono, quello strumento che era stato un’estensione del suo corpo e della sua voce. Attorno a quel feretro, oltre alla folla di cittadini e appassionati, si stringevano i volti di chi con lui aveva condiviso palcoscenici e incisioni, pagine indelebili della musica non solo napoletana. C’erano, tra gli altri, Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Enzo Gragnaniello e Nino D’Angelo, a testimoniare un legame che andava al di là della professione. E accanto a loro, le istituzioni, con il sindaco Gaetano Manfredi e Roberto Fico, a riconoscere in Senese un pezzo fondamentale dell’identità culturale della città.

Un'eredità che passa alle nuove generazioni

In quella chiesa, tra la commozione che si leggeva sui volti, un gesto in particolare racchiudeva il senso di un passaggio di testimone. È stato infatti il nipote, Costantino, a ricevere in custodia quello strumento così carico di significato, un’eredità fatta di note e di memoria. Quell’abbraccio, seppure idealmente rivolto a un oggetto, rappresentava la continuità di un’arte che Senese ha coltivato fino all’ultimo, diventando un ponte tra diverse generazioni di musicisti. La sua scomparsa, avvenuta il 29 ottobre, non interrompe un dialogo che lui per primo aveva costruito con i più giovani, ai quali ha insegnato che il jazz può avere un’anima profondamente radicata nel Mediterraneo.

La scena politica e il confronto con il mondo imprenditoriale

Mentre Napoli piangeva uno dei suoi artisti più autentici, in un’altra parte della Campania, ad Avellino, il segretario di Azione Carlo Calenda affrontava temi completamente diversi, incontrando gli imprenditori locali. Presso la sala convegni di Confindustria, alla presenza del vicesegretario Ettore Rosato, Calenda ha espresso un giudizio severo sulla situazione regionale, definendola “indegna” e dichiarando che, se fosse un elettore campano, opterebbe per la scheda bianca. Una scelta, la sua, motivata dalla volontà di non partecipare a quello che ha definito un “gioco”, lamentando una generale mancanza di serietà e coerenza nel modo di condurre la campagna per le elezioni regionali, in un contesto dove le esigenze delle imprese faticano a trovare ascolto.

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