James Senese, l'addio al sax che raccontò l'altra Napoli

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Napoli ha perso una delle sue voci più autentiche e graffianti, un suono che era insieme denuncia e carezza. James Senese, figura cardine della scena musicale cittadina, si è spento all'età di ottant'anni, stroncato dalle complicazioni di un'infezione polmonare che ne aveva minato un fisico già provato da patologie croniche. L'annuncio del decesso, avvenuto intorno alle sette del mattino, ha immediatamente attraversato la città, raccogliendo il cordoglio di colleghi e artisti che in lui hanno sempre riconosciuto un faro, un "figlio della Napoli vera", come ebbe a definirlo qualcuno. La sua musica, che qualcuno ha ribattezzato "Neapolitan Sound", non era un semplice accompagnamento; era piuttosto la colonna sonora di una trasformazione sociale, il racconto in presa diretta di un'Italia che, abbandonando le proprie radici contadine, si scopriva improvvisamente urbana, inquieta e ferocemente ribelle.

Il peso di un'eredità scomoda

La sua storia personale, del resto, era intrecciata in modo indissolubile con quella della metropoli. Nato nel 1945 da una madre napoletana e da un padre soldato afroamericano, membro di quella Buffalo Soldier Division che aveva partecipato allo sbarco di Salerno, Senese incarnò fin dalla nascita un'identità complessa, un crocevia di culture e di sofferenze. Su di lui, che del padre non seppe più nulla dopo il rientro negli Stati Uniti, gravò come un'ombra la popolare "Tammurriata Nera", una canzone che, nonostante fosse nata nel clima di liberazione delle Quattro Giornate, egli non esitava a definire "razzista". "Non sentite la musica, ascoltate le parole: raccontano di una donna bianca che ha fatto un figlio con un nero, e offendono sia ‘a mamma sia ‘o guaglione", soleva ripetere, rifiutando con forza la caricatura che quella canzone, suo malgrado, sembrava perpetuare. Una contraddizione, questa, che portò sempre con sé, trasformandola in carburante per la sua arte.

La musica come biografia collettiva

Attraverso il suo sax e la sua voce, Senese non ha mai cercato facili consolazioni, preferendo invece scavare nelle pieghe più oscure e genuine dell'anima napoletana. I suoi dieci album, che ne hanno costellato una lunga e feconda carriera, rappresentano altrettanti capitoli di una biografia collettiva, mappe sonore di una città in perenne bilico tra dramma e vitalismo. Nei suoi brani, molti dei quali sono diventati veri e propri inni generazionali, si poteva avvertire il respiro profondo di una generazione che rifiutava ogni sottomissione, che reclamava il diritto alla propria voce, per quanto scomoda essa potesse risultare. La sua non era semplice esecuzione; era un'operazione di scavo antropologico, un restituire alla città una parte di sé che spesso preferisce nascondere.

L'ultimo saluto al musicista

I funerali, che si terranno nella mattinata di giovedì, segneranno l'ultimo passaggio terreno di un artista che ha saputo tenere insieme, come pochi altri, la Napoli della tradizione più radicata e quella della sperimentazione più audace. La sua scomparsa chiude un'epoca, ma il suono che ha creato, quel "Neapolitan Sound" che è insieme blues, jazz e anima popolare, rimane come un'eredità vivente, un testamento spirituale per chi continuerà a cercare, nella musica, non solo un intrattenimento ma una risposta, seppur parziale, alle domande più urgenti della vita. La sua opera, al di là del cordoglio, resta a monito e ispirazione, dimostrando come l'arte possa farsi strumento di verità e di riscatto.

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