La marcia inarrestabile di Alcaraz a Indian Wells: travolto Ruud, ora Norrie per un posto in semifinale
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Redazione Sport
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Nel suo personale deserto californiano, quello dell'Indian Wells Tennis Garden dove il cemento sembra trasformarsi in una terra di conquista, Carlos Alcaraz continua a scrivere pagine di un 2026 semplicemente immacolato. Il numero uno del mondo, un fenomeno classe 2003 che di anni ne ha compiuti ventidue ma esprime una maturità tennistica impressionante, ha liquidato il norvegese Casper Ruud con un netto 6-1, 7-6 (il dettaglio del tie-break, vinto per 7-2, sta lì a certificare una supremazia che nemmeno un secondo parziale più combattuto è riuscito a scalfire). Un'ora e mezza di gioco, il tempo strettamente necessario per conquistare l'accesso ai quarti di finale per il quinto anno consecutivo, una striscia di partecipazione che da sola racconta la costanza di rendimento in questo torneo, e per allungare una striscia di vittorie che in questo 2026 ha già raggiunto quota quindici.
Contro Ruud, che sulla terra battuta di Parigi gli aveva dato filo da torcere in passato, Alcaraz ha disputato un primo set a senso unico, un'autentica dimostrazione di forza in cui il suo tennis totale ha annullato ogni velleità dell'avversario. La percentuale di punti vinti con la prima di servizio, un altissimo 88%, e lo zero nella casella delle palle break concesse in tutto l'incontro sono numeri che fotografano una prestazione poderosa, un'aggregato di potenza e varietà che ha messo in crisi il norvegese. Nel secondo parziale Ruud, va detto, ha alzato il livello, ha cercato di allungare gli scambi e di trovare maggiore profondità, riuscendo a rimanere aggrappato al match fino al tie-break; ma lì, nella sintesi del gioco breve, è tornata a esprimersi tutta la superiorità del murciano, capace di piazzare l'accelerazione decisiva che ha chiuso i conti e mandato un messaggio chiaro al resto del tabellone.
Il tabellone si apre, ma all'orizzonte c'è un vecchio spauracchio
La vittoria su Ruud proietta Alcaraz verso una sfida che sulla carta potrebbe nascondere più di un'insidia. A presentarsi ai quarti sarà Cameron Norrie, britannico mancino, numero 29 del ranking, che ha staccato il pass superando l'australiano Rinki Hijikata. E se è vero che lo spagnolo conduce nei precedenti, è altrettanto vero che Norrie rappresenta quell'eccezione statistica che può far riflettere: non sono molti, nel circuito, i giocatori che possono vantare tre vittorie in carriera contro Carlitos, e il britannico è uno di questi, avendo tra l'altro centrato l'ultimo successo personale nell'ottobre scorso sul veloce indoor di Parigi-Bercy. Un dettaglio, quest'ultimo, che aggiunge un pizzico di pepe a un confronto che Alcaraz, che in Norrie ha già incrociato la racchetta otto volte, dovrà approcciare con la massima concentrazione per evitare di incappare in una serata storta proprio nel momento clou del torneo.
Il cammino di Djokovic si ferma contro il campione uscente Draper
Se il percorso del numero uno del mondo procede spedito come un treno, lo stesso non si può dire per quello di Novak Djokovic. Il serbo, cinque volte trionfatore in questo torneo e reduce dalla finale persa agli Australian Open sempre contro Alcaraz, ha dovuto alzare bandiera bianca al cospetto del britannico Jack Draper, campione in carica e numero 14 del seeding. Il match, giocato a livelli altissimi, è stato un autentico thriller di tre ore, risoltosi solo al tie-break del set decisivo con il punteggio di 4-6, 6-4, 7-6 a favore del ventiquattrenne di Sutton, che ora se la vedrà nei quarti con Daniil Medvedev. Una sconfitta che, per Djokovic, interrompe sul più bello il tentativo di tornare a rivivere le glorie di Indian Wells, dove l'ultimo sigillo porta la data del 2016, e che apre ulteriormente la parte alta del tabellone proprio in funzione di Alcaraz, anche se lo spagnolo, prima di guardare così lontano, è chiamato a superare lo scoglio Norrie.
La striscia di quindici e quella serenità ritrovata fuori dal campo
Quindici vittorie su altrettanti match disputati in stagione, due titoli già in bacheca (lo Slam australiano e il 500 di Doha) e una consapevolezza nei propri mezzi che cresce di partita in partita. I numeri di Alcaraz in questo 2026 sono da capogiro, ma forse il dato più significativo riguarda la sua capacità di gestire i momenti di difficoltà, una maturità che lo ha portato a superare anche il divorzio dal suo storico coach Juan Carlos Ferrero senza apparenti traumi. Una scelta, quella della separazione, che qualcuno aveva letto come un azzardo, ma che lo spagnolo sta trasformando in una nuova linfa, in un diritto di esprimersi con maggiore libertà dentro e fuori dal campo. Una serenità che si traduce in quel 33 successi consecutivi sul cemento e in quella capacità, mostrata anche contro Ruud, di alzare il livello nei frangenti cruciali, lanciando un segnale chiaro a tutto il circuito: fermare Carlitos, in questo momento, è un'impresa che richiede molto più di una buona giornata.




