Bugatti Destrier, la one-off che trasforma la Bolide in un'opera d'arte
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Che la Bugatti Bolide fosse una delle creature più estreme e radicali mai concepite per la pista, è un dato ormai assodato. Che potesse diventare, in un sol colpo, un'opera d'arte su quattro ruote, un oggetto da collezione destinato a fare invidia persino alle sculture più pregiate, è un'ipotesi che solo in pochi avrebbero potuto immaginare.
Eppure, è esattamente ciò che è accaduto con la Destrier, la terza creazione firmata dal Programme Solitaire della casa di Molsheim, un programma di personalizzazione estrema che permette di realizzare esemplari unici, su misura per una clientela che non bada a spese. Come già accaduto per le precedenti Brouillard e F.K.P. Hommage, anche questa nuova hypercar si presenta come un pezzo unico, un esemplare che non avrà repliche, portando il concetto di esclusività a livelli inediti.
Il nome stesso, Destrier, evoca immagini di potenza e nobiltà: deriva dal termine medievale che indicava il possente cavallo da guerra dei cavalieri, un omaggio che in Italia, forse più che altrove, risuona con particolare familiarità e che non si limita a un'etichetta, ma permea l'intero progetto.
Dalla pista alla scultura: l'addio alle ali
A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, la Destrier non cerca di imitare l'approccio aggressivo e votato alla pura performance della Bolide, la vettura da cui deriva. La base tecnica rimane quella della hypercar da pista, la più estrema mai uscita da Molsheim: sotto la nuova carrozzeria troviamo infatti la stessa monoscocca in fibra di carbonio e il monumentale motore W16 quadriturbo da 8.0 litri, capace di erogare 1.600 CV di potenza, la stessa configurazione che spinge la Bolide a prestazioni da capogiro.
Tuttavia, l'obiettivo del progetto è completamente diverso. Se la Bolide era stata concepita per dominare il circuito, la Destrier punta tutto su eleganza, artigianalità e proporzioni estreme. Per questo motivo, gli elementi aerodinamici più appariscenti, le ali e le prese d'aria che caratterizzavano l'aspetto guerriero della vettura da pista, sono stati rimossi o ridimensionati, lasciando spazio a superfici più pulite e scolpite.
Come ha spiegato Frank Heyl, direttore del design di Bugatti, la Bolide aveva fornito le proporzioni più estreme mai create, e liberandole dalla ricerca ossessiva del carico aerodinamico, è stato possibile lasciarle parlare come pura scultura. Un'operazione che richiama alla mente la storia della Type 57, un telaio che diede vita sia alla vincente Type 57G Tank di Le Mans che alla leggendaria Type 57SC Atlantic, dimostrando come una stessa piattaforma possa generare capolavori profondamente diversi.
Un metro di pura eleganza e artigianalità
Il risultato di questa trasformazione è una hypercar che colpisce per la sua silhouette bassissima e filante. Con un'altezza di appena un metro, la Destrier si configura come la Bugatti più bassa mai costruita, superando in bassezza persino la mitica Ford GT40. Le proporzioni, enfatizzate dai cerchi da 20 pollici all'anteriore e da 21 pollici al posteriore, le conferiscono un look scolpito e aggressivo, ma allo stesso tempo elegante e raffinato.
La caratteristica C-line laterale di Bugatti viene riproposta in chiave moderna, così come la calandra a ferro di cavallo, che sulla Destrier appare più larga e incorniciata da un profilo in alluminio satinato. Al posteriore, l'ala fissa a "codone d'anatra" integra nella carrozzeria sostituisce l'ala posteriore attiva della Chiron Profilée, mentre il paraurti ospita un imponente diffusore e quattro terminali di scarico, a testimonianza della potenza inespressa che si nasconde sotto il cofano.
La verniciatura, un esclusivo blu chiamato Sapphire Celeste, non è solo un colore, ma un omaggio alla storica Bugatti Type 57SC Atlantic, con particelle che creano riflessi cangianti e un effetto luminoso che esalta le forme della carrozzeria. La fibra di carbonio, materiale principe per la costruzione, è volutamente nascosta e riservata solo a pochi dettagli come lo splitter anteriore e il diffusore posteriore, per sottolineare l'eleganza della vettura piuttosto che la sua natura tecnica.
Un abitacolo da alta sartoria
Se l'esterno rappresenta un'evoluzione in chiave elegante della Bolide, l'interno della Destrier segna un vero e proprio strappo con il passato. L'abitacolo, che mantiene la stessa impostazione di guida della sorella da pista, abbandona completamente l'essenzialità corsaiola per diventare un ambiente lussuoso e ricercato, un vero e proprio salotto da alta sartoria automobilistica. I rivestimenti in pelle marrone e nubuck si abbinano a un tessuto tecnico lavorato in 3D, nel quale sono intrecciati fili di rame per creare un motivo circolare unico.
Anche l'alluminio, utilizzato per il mozzo del volante, le maniglie delle portiere e le bocchette dell'aria, viene lavorato con una tecnica a martellatura che richiama le armature artigianali dei cavalieri medievali, un ulteriore tributo al nome della vettura. Il volante, dal design moderno a forma di yoke, e il cruscotto digitale minimale completano un quadro che fonde la tecnologia più avanzata con l'artigianato più prezioso, unendo l'ispirazione del mondo della moda a quella dell'abbigliamento sportivo tecnico.
Un debutto da star a Pebble Beach
La Bugatti Destrier, terza one-off del Programme Solitaire dopo Brouillard e F.K.P. Hommage, è un'hypercar dove la potenza assoluta cede il passo, per una volta, al valore dell'esclusività e del design. Il suo debutto ufficiale è atteso con trepidazione dagli appassionati di tutto il mondo, e si terrà durante la prestigiosa Monterey Car Week in California, un palcoscenico che sembra fatto su misura per un'auto di tale rara bellezza.
L'esemplare unico sarà esposto al Pebble Beach Concours d'Elegance, dove è destinato a essere una delle attrazioni principali, un'opera d'arte che, come ha sottolineato Frank Heyl, sarà probabilmente ancora ammirata sui prati dei concorsi d'eleganza tra cinquant'anni.
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