Bruno Pizzul, la voce del calcio italiano, si è spento a 86 anni
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Redazione Sport
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Bruno Pizzul, storico telecronista del calcio italiano, è morto ieri, mercoledì 5 marzo, all’età di 86 anni. Nato a Udine l’8 marzo 1938, Pizzul non è stato solo la voce che ha accompagnato generazioni di tifosi attraverso cinque mondiali e numerose finali europee, ma anche un ex calciatore, seppur non di primo piano. La sua carriera sportiva, iniziata con la Cormonese e proseguita con la Pro Gorizia, lo ha visto approdare al professionismo nel 1958, quando fu ingaggiato dal Catania come centromediano. La sua altezza, che lo rendeva un punto di riferimento in campo, non bastò però a fargli raggiungere grandi traguardi da giocatore, lasciando il posto a una carriera ben più memorabile dietro al microfono.
La sua voce, inconfondibile e rassicurante, ha raccontato non solo le glorie del calcio italiano, ma anche le sue tragedie. Tra queste, quella di Heysel, il 29 maggio 1985, quando, prima della finale di Coppa dei Campani tra Juventus e Liverpool, 39 persone persero la vita in uno degli episodi più bui della storia dello sport. Pizzul, con il suo stile asciutto e diretto, seppe trasmettere il peso di quei momenti senza mai cadere nel sensazionalismo, mantenendo un equilibrio che lo ha reso un punto di riferimento per colleghi e tifosi.
Marco Civoli, collega e amico, lo ha ricordato in un’intervista a Fanpage, raccontando aneddoti che ne tratteggiano il carattere. "Una volta lanciò il suo telefono in un fiume", ha rivelato Civoli, senza aggiungere ulteriori dettagli, ma lasciando intuire un lato passionale e impulsivo di Pizzul, lontano dall’immagine composta che spesso emergeva dalle sue telecronache. "Per una quindicina d’anni abbiamo lavorato assieme, a Milano. Per me è sempre stato un punto di riferimento, e in generale per tutti noi, per quelli più giovani", ha aggiunto Civoli, sottolineando il ruolo di mentore che Pizzul ha avuto per molti colleghi.
Il Friuli, terra natale di Pizzul, è stato un filo conduttore nella sua vita. Cormons, il paese dove è cresciuto, dista pochi chilometri da Mariano del Friuli e da Gorizia, luoghi che hanno dato i natali a numerosi sportivi di rilievo, da Enzo Bearzot a Dino Zoff, fino a Fabio Capello. Pizzul amava profondamente la sua terra, tanto da auspicare che mantenesse la sua identità, come ha più volte ribadito in interviste e occasioni pubbliche.
La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo dello sport e del giornalismo, non solo per la professionalità che lo ha sempre contraddistinto, ma anche per la capacità di raccontare il calcio con una passione che andava oltre il semplice lavoro. Pizzul non era solo una voce, ma un narratore, colui che ha saputo trasformare le partite in storie, i gol in emozioni, le tragedie in moniti.




