Bruno Pizzul, la voce che ha fatto storia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Bruno Pizzul, la voce inconfondibile che ha accompagnato milioni di italiani attraverso le emozioni del calcio, è stato salutato per l’ultima volta oggi nel duomo di Cormons, in provincia di Gorizia. A 86 anni, si è spento un pezzo di storia dello sport e del giornalismo italiano, lasciando un vuoto che va ben oltre il microfono. La sua carriera, iniziata come calciatore nelle file dell’Udinese – società che lunedì scenderà in campo con il lutto al braccio in segno di rispetto – si è interrotta precocemente a causa di un grave infortunio al ginocchio, ma è stata proprio quella svolta a portarlo a diventare uno dei telecronisti più amati e riconoscibili del panorama nazionale.
La sua voce pastosa, un po’ nasale, capace di scandire i momenti più intensi delle partite con garbo e competenza, è rimasta impressa nella memoria collettiva. Non solo per le sue doti tecniche, ma anche per la sua umanità, che lo ha reso un punto di riferimento per colleghi e tifosi. Claudio Ranieri, durante la conferenza stampa di vigilia di Roma-Athletic Bilbao, lo ha ricordato come una “persona stupenda”, un uomo che ha saputo trasmettere passione senza mai perdere la misura e il rispetto per il prossimo.
Tra i momenti più drammatici della sua carriera, spicca inevitabilmente la telecronaca della tragedia dell’Heysel, il 29 maggio 1985. Quella partita, che non avrebbe mai dovuto essere giocata, è rimasta un macigno nella storia del calcio, e Pizzul, con la sua professionalità, ha saputo raccontare l’indicibile senza mai scadere nel sensazionalismo. Un episodio che, insieme alla sua lunga carriera, ha contribuito a renderlo un’icona del giornalismo sportivo.
Ma Pizzul non era solo la voce del calcio. Era anche un uomo profondamente legato ai territori che lo hanno accolto, come Ricadi e Capo Vaticano, di cui era cittadino onorario. Un legame che andava oltre il professionismo, fatto di affetto e riconoscenza reciproca. La sua scomparsa non lascia solo un vuoto nel mondo dello sport, ma anche in quelle comunità che lo hanno visto non solo come un telecronista, ma come un amico.




