Zoff ricorda Pizzul: «Un amico, una voce unica del calcio italiano»
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Redazione Sport
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Dino Zoff, leggenda del calcio italiano e capitano della Nazionale campione del mondo nel 1982, non nasconde il dolore per la scomparsa di Bruno Pizzul, scomparso all’età di 86 anni. «Perdo un caro amico, un uomo con la schiena dritta, un giornalista inarrivabile», ha dichiarato Zoff, sottolineando come il legame tra i due andasse ben oltre il semplice rapporto professionale. Entrambi friulani, Zoff di Mariano e Pizzul di Cormons, divisi da appena cinque chilometri, si conobbero da ragazzini, condividendo non solo la passione per il pallone ma anche un’amicizia che sarebbe durata tutta la vita. «Io portiere e lui centromediano, come si diceva allora», ricorda Zoff, dipingendo un quadro di un’epoca in cui il calcio era ancora un gioco semplice, lontano dai riflettori e dai business miliardari di oggi.
Pizzul, che ha lasciato un segno indelebile nel mondo del giornalismo sportivo, è stato la voce della Nazionale negli anni Novanta, accompagnando milioni di italiani attraverso le emozioni di Italia ’90 e Usa ’94. La sua telecronaca, arguta e umana, ha narrato alcune delle pagine più memorabili del calcio italiano, come la finale dei Mondiali del 1994, quando Roberto Baggio, uno degli attaccanti più amati, sbagliò il rigore decisivo contro il Brasile. Quella notte, Pizzul seppe trasformare una delusione sportiva in un momento di condivisione collettiva, dimostrando una rara capacità di raccontare il calcio senza mai perdere di vista la dimensione umana.
La sua carriera, iniziata negli anni Sessanta, lo ha visto affiancare grandi nomi del giornalismo sportivo, da Nicolò Carosio a Nando Martellini, fino a Gino Palumbo e Gianni Brera. Pizzul era un narratore capace di rendere magiche anche le partite più banali, con uno stile che non si prendeva mai troppo sul serio, pur mantenendo un’autorevolezza indiscutibile. «Era una voce inconfondibile, una persona leale, onesta», ha ricordato Fulvio Collovati, ex calciatore e commentatore, che con Pizzul condivise non solo il microfono ma anche le radici friulane.
Quella di Pizzul era una figura che andava oltre il semplice giornalismo sportivo. La sua voce, familiare e rassicurante, ha accompagnato intere generazioni di tifosi, diventando parte integrante della memoria collettiva del Paese. Le sue telecronache, ricche di aneddoti e di quella tipica ironia friulana, hanno contribuito a rendere il calcio non solo uno sport, ma un fenomeno culturale.
Zoff, nel ricordare l’amico, ha anche evocato le estati trascorse insieme, tra cene, carte, canzoni e vino, momenti di convivialità che riflettevano un’epoca in cui il calcio era ancora un gioco da vivere con leggerezza. «Con Pizzul tutto ruotava intorno al Friuli», ha detto Zoff, sottolineando come il legame con la terra natia fosse un elemento fondamentale nella vita di entrambi.




