Lago di Como, un’altra tragedia: perché il Lario può uccidere anche quando l’acqua sembra innocua

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La nuova tragedia, l'ennesima, si è consumata in un mattino di sole, davanti agli occhi impotenti di chi gli era più vicino. Le acque del Lario si sono chiuse su un turista di 37 anni, inghiottito in pochi istanti in un tratto che, come tanti altri, non mostrava alcun segno del pericolo imminente.

Una fatalità che riaccende una domanda destinata a ripresentarsi ogni estate, quando il richiamo del lago si fa più forte dei cartelli e delle raccomandazioni: perché un bacino alpino, apparentemente così placido, può rivelarsi letale quanto, se non più, del mare? Per quanto possa sembrare un paradosso, i dati statistici disponibili non indicano che il lago sia più pericoloso del mare in termini assoluti: il numero di annegamenti nelle acque interne italiane è paragonabile a quello registrato in mare.

A essere profondamente diversa, e a generare un cortocircuito fatale, è la percezione del rischio che il nuotatore ha quando si trova a galleggiare in uno specchio d'acqua dolce.

L'inganno della superficie calma

Il problema, come confermano gli esperti intervenuti in passato per tragedie analoghe, è che il lago inganna, e lo fa con una serenità che sfiora la crudeltà. Le sue acque, specialmente nei tratti vicini alla riva dove ci si immerge per rinfrescarsi, appaiono calme, limpide e sicure, quasi fossero una grande piscina naturale. Ma dietro questa superficie rassicurante si nasconde una complessa morfologia subacquea, fatta di insidie che neppure un nuotatore esperto può sempre prevedere e contrastare. La conformazione del terreno, in primis, è un fattore determinante.

In molti punti del Lario, anche dove il fondale degrada dolcemente per pochi metri, si incontra un brusco "gradino" che fa precipitare la profondità da poche decine di centimetri a svariati metri. Questa improvvisa voragine, spesso alimentata dall'immissione di torrenti che portano acque fredde, crea uno sbalzo termico capace di provocare uno shock e di alterare le condizioni di galleggiamento, mettendo in difficoltà anche chi è in buona forma fisica.

La stessa conformazione del fondale, estremamente irregolare con anfratti e cavità naturali, può generare correnti superficiali e di profondità e persino vortici localizzati che allontanano il malcapitato dalla riva, trascinandolo verso il centro del bacino con una forza insospettabile.

A complicare ulteriormente il quadro, c'è la questione della visibilità, che sott'acqua raramente supera il metro di profondità, rendendo estremamente complesse le operazioni di soccorso e dando un'idea di come il nuotatore, una volta in difficoltà, si trovi in un ambiente che lo respinge e lo inghiotte senza lasciare traccia.

La dinamica a Nesso

Il dramma di ieri si è consumato a Careno, una frazione di Nesso, un luogo che quest'anno è finito al centro delle cronache per via dell'affollamento di giovani al Ponte della Civera, noto per i tuffi vietati ma costantemente ignorati. L'uomo, identificato come Dimitrii Abramenko, cittadino russo di 37 anni originario di San Pietroburgo, era in vacanza sul lago con la compagna di 38 anni e alloggiava in un bed & breakfast di Blevio. Intorno alle 11, la coppia si trovava nelle acque antistanti il pontile di Careno.

Stavano nuotando insieme quando, improvvisamente, l'uomo ha iniziato ad annaspare per poi inabissarsi davanti agli occhi della donna, che ha immediatamente lanciato l'allarme. La macchina dei soccorsi si è attivata senza esitazione. Sul posto sono state inviate l'Unità Navale del 3° Nucleo della Guardia Costiera del Lago di Como e un'unità navale dei Vigili del Fuoco di Como; da Milano è stato elitrasportato il nucleo sommozzatori.

Per un'ora e mezza, la compagna ha assistito impotente alle ricerche, finché il corpo del turista non è stato individuato sul fondale a una profondità di circa 18 metri, a poca distanza dal punto in cui era scomparso. Il decesso è stato dichiarato alle 12.40 dal medico del 118.

Le insidie di un bacino profondo

La causa scatenante del decesso, come spesso accade in questi casi, potrebbe essere un malore improvviso, molto probabilmente un arresto cardiaco o un'idrocuzione dovuta al violento sbalzo termico tra la temperatura dell'aria e quella ben più fredda degli strati più profondi del lago, che in estate possono rimanere gelidi. Il Lago di Como, essendo uno dei bacini più profondi d'Europa, presenta un'altra insidia: a pochi metri dalla riva, in alcuni tratti, il fondale sprofonda a profondità tali da rendere impossibile qualsiasi appiglio.

Se un nuotatore, anche bravo, viene colto da un malore, un crampo o semplicemente dal panico in una zona in cui l'acqua è profonda centinaia di metri, le possibilità di salvarsi si riducono drasticamente. Non è un caso se, negli ultimi anni, le vittime del Lario sono state spesso turisti stranieri, magari poco esperti delle caratteristiche specifiche delle acque dolci o non abituati a temperature così basse.

Il fenomeno, come emerso da analisi di esperti, non è nuovo e ha portato in un solo biennio a contare decine di vittime in tutta la Lombardia, con un picco di decessi proprio sul Lario tra il 2016 e il 2023.

Una sfida che si ripete

Nonostante le autorità locali moltiplichino i cartelli di divieto di balneazione e intensifichino i controlli con servizi di pattuglia e presidi della Guardia Costiera, la sfida a questo "nemico" apparentemente innocuo sembra non conoscere tregua. Le regole, come ha sottolineato in altre occasioni un sindaco del lago, esistono e vengono spiegate, ma spesso vengono percepite come un' imposizione da aggirare, un ostacolo al divertimento. E così, il ciclo si ripete: un tuffo, una nuotata, qualche bracciata in acque che sembrano invitanti, e poi il silenzio.

Pochi attimi possono separare una vacanza spensierata da una tragedia che lascia solo domande e l'amaro in bocca per una morte che appare sempre, in qualche modo, evitabile. Mentre la procura di Como, con il magistrato Valeria Zini, ha disposto l'autopsia per fare piena luce sulla dinamica e sulla causa del decesso, la cronaca registra un altro nome nella lunga lista di chi ha pagato con la vita la sua fiducia in uno specchio d'acqua che non perdona.

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