Gioia e gratitudine a New York per l'arrivo dell'arcivescovo Hicks
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Redazione Esteri
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Una folla di circa duemila fedeli, qualcuno dei quali ha atteso anche all'addiaccio sul marciapiede con canti e cartelli di benvenuto, ha riempito ogni angolo dei banchi della cattedrale di San Patrizio a New York per accogliere colui che da oggi guiderà una delle più vaste e influenti diocesi del mondo. L'arcivescovo Ronald A. Hicks, nel giorno della presa di possesso canonica, ha sintetizzato il suo programma nelle parole "Pace e bene", che campeggiano in spagnolo nel suo stemma, consegnando ai presenti una riflessione che, partendo dalla fiducia in Dio, mira a unire una comunità diocesana estremamente variegata. «Gesù tiene già il mondo. E, confidando in Lui, sappiamo che terrà anche noi»: questa l'essenza della sua omelia durante il vespro solenne celebrato il giorno prima dell'insediamento, fissato per il pomeriggio del 6 febbraio.
Il gesto simbolico e le parole di inizio ministero
L'avvio della celebrazione liturgica è stato segnato da un gesto dal forte valore simbolico, quando il nuovo arcivescovo ha bussato tre volte con un martelletto d'oro alla porta della cattedrale, prima di varcarne la soglia per essere accolto dal clero. Hicks ha poi iniziato la sua prima omelia come leader di circa 2,5 milioni di cattolici newyorkesi parlando in spagnolo, un chiaro segno dell'attenzione verso una componente fondamentale della Chiesa locale, citando a braccio i versi di un inno noto a molti fedeli latinoamericani. «Signore, prendi la mia vita – ha esordito – sono disposto a fare tutto ciò che desideri, qualunque cosa sia, guidami a servire», parole dell'"Alma Misionera" che hanno immediatamente definito il tono del suo ministero.
La consegna spirituale e il cammino futuro
L'omelia del vespro ha costituito, di fatto, la prima consegna spirituale pubblica del presule, il quale ha posto al centro della sua predicazione proprio la fiducia incrollabile nella guida divina, come unico faro per il complesso cammino che attende la diocesi. Quel messaggio, improntato a una devozione personale ma anche a un chiaro senso di missione, è stato ribadito con forza durante la messa di insediamento, dove le parole "gioia" e "gratitudine" hanno riecheggiato più volte sotto le volte della cattedrale, riflettendo il sentimento di molti tra i presenti. L'arcivescovo, del resto, non ha nascosto i sentimenti che animano il suo servizio, dichiarando apertamente «Amo Gesù e amo la Chiesa», quasi a voler tracciare un solco semplice e diretto per il suo episcopato.
Il contesto di una diocesi complessa
L'arrivo di Hicks avviene in un momento delicato per la Chiesa cattolica negli Stati Uniti, dove le diocesi, compresa quella di New York, devono navigare tra le sfide poste da una società in rapida evoluzione e da questioni interne di non facile soluzione. La scelta di aprire il suo ministero con un riferimento in lingua spagnola non è casuale, ma rispecchia la necessità di dialogare con una porzione vitale e numerosa dei cattolici locali, indicando forse una linea pastorale attenta all'inclusività e alle diverse anime che compongono il popolo di Dio nella metropoli. Il suo stemma, con il motto "Pace e bene", sembra voler richiamare un ideale di concordia e di azione benevola, valori che saranno certamente messi alla prova nella guida di un'arcidiocesi dalle dimensioni e dalla visibilità globale come quella newyorkese.




