Balneari, l’estate comincia (ancora una volta) tra rinvii, emendamenti e lo spettro delle aste Ue
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Redazione Interno
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Le spiagge italiane, anche per questa estate che si apre ufficialmente tra pochi giorni, restano in balia di un sistema di concessioni che nessuno è riuscito finora a riformare in modo strutturale. Manca poco più di un anno alla scadenza definitiva fissata al 30 settembre 2027, eppure la stagione marittima è iniziata nel caos più totale: un caos alimentato dal braccio di ferro – mai sopito, anzi periodicamente riesumato – tra l’Unione europea e le imprese del turismo balneare. La direttiva Bolkestein, varata nel 2006, continua a fare da sfondo a una polemica lunga due decenni, che Bruxelles ha di fatto vinto già nel 2020, quando l’Italia venne messa in mora con l’intimazione a indire «procedure di selezione pubblica aperta» per le licenze. Nessuna deroga, nessuna possibilità di rinnovo automatico: un’ingiunzione che il nostro Paese ha cercato in tutti i modi di aggirare, finora con scarso successo.
L’ennesimo stop in commissione Bilancio e l’emendamento della Lega
Proprio nelle ultime ore, a dimostrazione di quanto la vicenda sia ancora incandescente, il mondo dei balneari ha vissuto un’altra altalena emotiva. Un emendamento, depositato dalla Lega e pensato per prolungare le concessioni esistenti fino al 2030 nelle tre regioni maggiormente colpite da maltempo e erosione costiera – Sardegna, Sicilia e Calabria –, ha infatti superato un primo esame per poi naufragare davanti alla Commissione Bilancio. Il motivo, stavolta, non è stato un giudizio di merito sulla legittimità europea della proroga, bensì una questione arida ma decisiva: la mancanza di coperture finanziarie. La commissione ha così “cassato” l’emendamento, restituendo i balneari al punto di partenza. L’entusiasmo iniziale, alimentato dalla speranza di una nuova dilazione, si è sgonfiato nel giro di pochissime ore.
Il bando tipo e la proposta del partenariato pubblico-privato
Proprio mentre il fronte politico tentava invano di scavalcare la scadenza europea, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) ha illustrato il cosiddetto “bando tipo” in un incontro con la Conferenza unificata delle Regioni. Un documento tecnico che, nelle intenzioni, dovrebbe uniformare le procedure per l’assegnazione delle concessioni, una volta che queste andranno a gara. Nel mezzo di questo scontro, si è levata la voce di chi prova a cercare una terza via. L’esponente di Forza Italia Mazzetti, responsabile dei lavori pubblici del partito, ha rilanciato con forza l’idea del partenariato pubblico-privato: «Alla luce di quanto emerge oggi – ha dichiarato –, nell’ottica di tutelare sia le aziende sia le casse statali, adempiendo alle direttive europee, torno a proporre la formula del partenariato pubblico-privato». Una soluzione che, a suo dire, sarebbe concreta e sostenibile, capace di conciliare le esigenze di mercato e concorrenza imposte da Bruxelles con la sopravvivenza delle imprese balneari storiche.
L’avvicinarsi della scadenza del 2027 e l’incertezza sulle spiagge
Con il 30 settembre 2027 ormai dietro l’angolo (poco più di un anno di calendario), l’assenza di una legge organica rischia di trasformare ogni estate in una replica della precedente. Le concessioni attuali, lo si ricorda, dovrebbero cadere tutte insieme, senza distinzioni tra regioni. Il tentativo di differenziare il trattamento per Sardegna, Sicilia e Calabria – giustificato dall’erosione costiera e dagli eventi meteorologici estremi – è stato respinto, e al momento non risultano su quel fronte altri provvedimenti in itinere. Così, mentre i titolari degli stabilimenti preparano ombrelloni e sdraio, il loro futuro giuridico resta appeso a una direttiva europea che l’Italia ha vent’anni di ritardo nel recepire. L’unica certezza, semmai, è che la prossima stagione balneare – come quella in corso – si aprirà ancora una volta senza una risposta definitiva.




