Medicina, abolizione del numero chiuso e nuove sfide
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Redazione Salute
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La recente decisione di abolire il numero chiuso per l'accesso alla facoltà di Medicina, approvata in commissione al Senato, rappresenta una svolta significativa nel panorama accademico italiano. La riforma prevede che il test di ingresso, tradizionalmente sostenuto subito dopo la Maturità, venga sostituito da una selezione basata su esami specifici, da sostenere al termine del primo semestre. Questa modifica, accolta con entusiasmo da molti, è stata tuttavia oggetto di critiche e preoccupazioni da parte di chi opera quotidianamente nel settore della sanità e dell'istruzione.
Secondo la ministra Bernini, l'Università deve essere un luogo di opportunità e non di barriere, e l'apertura dell'accesso a Medicina mira a coltivare i talenti di molti giovani aspiranti medici. Tuttavia, l'assemblea dei Rettori delle Università italiane (Crui) ha espresso un diffuso scetticismo riguardo alle modalità e ai numeri previsti dalla riforma, sottolineando una "profonda preoccupazione" per le risorse necessarie a sostenere un aumento significativo degli studenti.
Il professor Foad Aodi ha evidenziato che, sebbene in Italia non manchino medici generici, vi è una carenza di specialisti in undici aree fondamentali, tra cui emergenza, ortopedia, fisiatria, geriatria, neurochirurgia, neurologia, pediatria, medicina di famiglia, ginecologia, pneumologia e chirurgia toracica. Aodi sostiene che rinviare il numero chiuso non sia sufficiente e che sia necessaria una riforma strutturale per garantire la possibilità di specializzare un numero maggiore di medici nelle aree carenti.
La rettrice dell'Università di Messina, Giovanna Spatari, ha sottolineato che, sebbene l'abolizione del numero chiuso rappresenti un cambiamento sostanziale, essa deve essere accompagnata da un aumento dei fondi per le università.




