Incidente a Sermide, l’assessora Savini si dimette dopo l’alcol test. Il sindaco Fabbri: “Non ho parlato subito per la privacy”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’onda d’urto generata dall’incidente stradale che ha visto coinvolti il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, e la sua assessora Francesca Savini continua a propagarsi attraverso gli uffici di corso Martino della Libertà, senza risparmiare i delicati equilibri politici del capoluogo estense. Se la notizia dell’uscita di strada, avvenuta nel tardo pomeriggio di lunedì 4 maggio nel territorio di Sermide, al confine tra il Mantovano e il Ferrarese, aveva inizialmente destato solo preoccupazione per l’incolumità dei due amministratori, gli sviluppi giudiziari dei giorni successivi hanno trasformato l’episodio in un vero e proprio caso politico. È stato l’esito degli accertamenti dei carabinieri – che hanno sottoposto Savini ai test di rito – a innescare la reazione a catena: un tasso alcolemico di 1,5 grammi per litro, tre volte superiore al limite consentito dalla legge, ha portato alla denuncia penale della titolare delle deleghe al Pnrr, Anagrafe e Digitalizzazione, oltre che al ritiro immediato della patente e al sequestro del fuoristrada, destinato alla confisca.

Il silenzio del primo cittadino e la difesa delle procedure

Mentre Francesca Savini – dopo una notte di riflessione e una nota diffusa in cui parlava di “decisione sofferta ma doverosa” – rassegnava le dimissioni nella tarda mattinata di sabato 9 maggio, il sindaco Fabbri ha rotto il silenzio che aveva mantenuto nei giorni precedenti. La sua assenza dalla scena pubblica, una scelta che alcuni osservatori avevano inizialmente interpretato come un tentativo di prendere le distanze dalla vicenda, è stata giustificata dal diretto interessato con motivazioni di carattere tecnico e legale. Non è intervenuto prima, spiega il primo cittadino, perché sono ancora in corso gli accertamenti sulla dinamica di quanto accaduto lungo la strada che costeggia il confine provinciale; un silenzio, quello osservato, dettato dal doppio binario del rispetto della privacy delle persone coinvolte e della necessità di non interferire con il lavoro degli inquirenti, ai quali spetta il compito di ricostruire l’esatta sequenza dei fatti.

La ricostruzione dello schianto e le conseguenze legali

Il quadro tecnico dell’incidente, per fortuna, presenta una variabile che ha scongiurato conseguenze piú gravi: l’assenza di feriti. Secondo le prime sommarie informazioni raccolte dai militari intervenuti sul posto, l’auto condotta da Savini – sulla quale viaggiava il sindaco Fabbri in qualità di passeggero – ha sbandato in corrispondenza di una curva, urtando un albero prima di finire la sua corsa in un fossato. I residenti della zona, attratti dal forte boato, hanno allertato il 118 e i vigili del fuoco, ma per i due amministratori non sono state necessarie cure ospedaliere. Tuttavia, la dinamica “banale” non ha minimamente scalfito la pesantezza delle ripercussioni penali per chi era al volante. Superata la soglia dello 0,8 grammi per litro, la legge italiana configura il reato di guida in stato di ebbrezza: per Savini sono scattate le procedure standard che prevedono la sospensione della patente e il rinvio a giudizio, con l’aggravante di un tasso che sfiora la quota massima prevista per l’aggravamento delle pene accessorie.

L’affondo dell’avvocato Anselmo e le polemiche politiche

Se la procura deve ancora depositare gli atti definitivi, la battaglia politica, invece, è già entrata nel vivo, alimentata dalle dichiarazioni del consigliere comunale Fabio Anselmo. L’avvocato, che nelle scorse competizioni elettorali si è confrontato proprio con Fabbri, ha utilizzato i social network per lanciare un attacco frontale al sindaco, mettendo in discussione la percezione che il primo cittadino avrebbe dovuto avere delle condizioni della sua assessora. “Chi guida ubriaco – scrive Anselmo, richiamando idealmente le associazioni delle vittime della strada – si mette nelle condizioni di diventare un potenziale assassino”. La domanda retorica che l’esponente dell’opposizione rivolge al sindaco è, nelle intenzioni, tagliente: come ha fatto Fabbri a non accorgersi che la sua fedelissima collaboratrice si era messa alla guida in quelle condizioni psicofisiche, rischiando conseguenze irreparabili per sé e per gli altri utenti della strada? Un interrogativo che, al di là della sua efficacia politica, getta una luce sinistra sul clima di prossimità tra i due membri della giunta, trasformando un banale sinistro stradale in un caso di percezione della sicurezza e della responsabilità istituzionale.

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