Indagini e conflitto di interessi, si dimette l'assessora regionale al Turismo Starace

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tarda serata di mercoledì 17 giugno ha segnato la fine dell'esperienza di Graziamaria Starace alla guida dell'assessorato regionale al Turismo della Puglia, con la consigliera di maggioranza originaria di Vieste che ha formalizzato le proprie dimissioni restituendo le deleghe nelle mani del presidente della Regione, Antonio Decaro.

La decisione, giunta al termine di giorni di crescente pressione politica e mediatica, sembra essere stata determinata da un combinato disposto di fattori, tra i quali il peso schiacciante delle indagini che la coinvolgono e un presunto conflitto di interessi legato alla sua attività imprenditoriale nel settore turistico, che l'hanno indotta a compiere questo passo.

Una scelta sofferta, quella della cinquantenne esponente della giunta regionale, che arriva mentre il suo nome è al centro di due distinti procedimenti giudiziari: un'indagine per concussione nei confronti dell'ex marito e un processo per abusi edilizi relativi a una struttura ricettiva di sua proprietà a Vieste.

La dichiarazione ufficiale e le motivazioni personali

Nel rimettere l'incarico, la Starace ha diffuso una dichiarazione ufficiale nella quale, pur ribadendo la propria incrollabile fede nei principi di legalità e trasparenza che hanno sempre ispirato il suo impegno politico, ha motivato il gesto con l'esigenza di tutelare la propria famiglia dall'esposizione mediatica e di potersi difendere con maggiore libertà.

«Ho sempre vissuto il mio impegno politico ispirandomi ai principi di legalità, trasparenza e rispetto delle regole – ha affermato la Starace – e sono certa di essermi sempre comportata correttamente nello svolgimento delle mie funzioni pubbliche». Tuttavia, la necessità di «essere libera di raccontare le mie verità» e di proteggere i figli, descritti come il suo «bene più prezioso», l'ha spinta a rimettere le deleghe nelle mani del presidente, con l'impegno dichiarato di continuare a lavorare per la sua terra dai banchi del Consiglio regionale.

Il presidente Decaro, che nei giorni precedenti aveva espresso pubblicamente la sua fiducia nei confronti dell'assessora, ha accolto le dimissioni, dichiarando di comprendere il suo stato d'animo e la necessità di fare chiarezza, ringraziandola per il lavoro svolto ed esprimendo la certezza che saprà dimostrare la correttezza del suo operato nelle sedi opportune.

Le pendenze giudiziarie: concussione e abusi edilizi

Il fronte giudiziario che ha contribuito alla defenestrazione politica della Starace è composto da due capitoli distinti, sebbene entrambi legati alla sua sfera personale e familiare. Il primo, e forse più grave, è un'indagine per concussione, scaturita dalla denuncia presentata dall'ex marito, un imprenditore turistico che a sua volta è imputato in un procedimento separato per maltrattamenti nei confronti dell'ex moglie.

Secondo l'ipotesi accusatoria, la Starace, insieme al sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti e al dirigente comunale Vincenzo Ragno, avrebbe esercitato pressioni sull'ex coniuge minacciando la revoca di una concessione demaniale relativa a uno stabilimento balneare da lui gestito, al fine di costringerlo a onorare il pagamento degli assegni di mantenimento per i figli. La concessione, inizialmente revocata dal Comune, fu poi confermata dopo che le irregolarità contestate vennero sanate.

La difesa dell'assessora, rappresentata dall'avvocato Michele Vaira, ha dichiarato di attendere il completamento delle indagini da parte del pubblico ministero prima di procedere con le proprie controdeduzioni.

Il secondo procedimento, di natura diversa, riguarda un processo per abusi edilizi in area vincolata, relativo a una struttura turistica di proprietà della Starace a Vieste, nella frazione di Pizzomunno. Le contestazioni, emerse da un controllo della Forestale effettuato nel 2022 quando la Starace era assessora al Turismo del Comune di Vieste, riguardano la realizzazione di un terrazzo di dimensioni superiori al consentito, la trasformazione di un vano tecnico in una camera e la costruzione di alcuni pilastri in cemento armato non previsti.

L'assessora, che ha opposto un decreto penale di condanna facendo così approdare la vicenda in tribunale, respinge le accuse e attribuisce le responsabilità all'ex marito, il quale gestiva la struttura in virtù di un contratto di comodato d'uso e che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe commesso gli abusi in un clima di minacce e maltrattamenti.

Dopo la separazione, la Starace ha revocato il comodato, ripreso la gestione della struttura, chiesto la sanatoria per alcune opere e disposto la demolizione delle altre, una posizione che i legali, guidati dall'avvocato Alessandro Ciliberti, sosterranno in sede giudiziaria per ottenere il proscioglimento.

Il nodo del conflitto di interessi e le reazioni politiche

Oltre al peso delle indagini, un ulteriore elemento che ha reso insostenibile la posizione della Starace alla guida dell'assessorato al Turismo è rappresentato dal presunto conflitto di interessi, un tema sollevato con forza dalle forze di opposizione e che ha trovato ampio spazio nel dibattito politico regionale.

Proprio la sua qualità di operatrice turistica, in quanto proprietaria di quattordici appartamenti adibiti a case vacanza a Vieste, una delle località turisticamente più importanti della Puglia, ha alimentato i sospetti sulla sua imparzialità nella gestione delle politiche regionali del comparto.

I consiglieri regionali di Fratelli d'Italia, in una nota congiunta, hanno sottolineato come la situazione rendesse «inevitabili interrogativi» e come il «sospetto che dietro ogni decisione presa, ogni disegno di legge o provvedimento ci sia un vantaggio personale viene da sé», citando in particolare il dibattito sul disegno di legge riguardante gli affitti brevi.

Questa critica, che ha portato l'opposizione a chiedere al presidente Decaro di riferire in Aula su come intenda garantire la tutela e la promozione del turismo pugliese alla luce di queste polemiche, ha contribuito a creare un clima di crescente isolamento attorno alla figura dell'assessora, rendendo sempre più difficile la sua permanenza in carica.

La scelta di rassegnare le dimissioni, che le consente di tornare a sedere tra i banchi del Consiglio regionale, rappresenta un tentativo di uscire da una tempesta perfetta, nella quale i fronti giudiziari e il nodo del conflitto d'interessi si sono intrecciati in modo inestricabile, minando alla base la sua credibilità politica.

La vicenda, che ha portato alla ribalta una complessa rete di rapporti personali, interessi imprenditoriali e procedimenti penali, restituisce il quadro di una crisi politica che ha scosso la maggioranza regionale, con il presidente Decaro che si trova ora a gestire le conseguenze di un caso che ha messo a dura prova la tenuta della sua giunta.

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