Conclave, il primo maggio di pausa per i cardinali. Puljic: «Voterò in Sistina, non da Santa Marta»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giovedì primo maggio i cardinali hanno sospeso le congregazioni generali, concedendosi una giornata di riflessione prima dell’avvio del conclave. Nel pomeriggio, però, si è tenuta la messa dei Novendiali, presieduta dal cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, che ha colto l’occasione della festa dei lavoratori per ricordare l’impegno di Francesco nel promuovere un lavoro dignitoso per tutti. Senza tralasciare un accenno a Bergoglio, «grande lavoratore fino all’ultimo, nonostante le forze ridotte degli ultimi tempi».

Intanto, mentre si avvicina il momento decisivo, le procedure per l’elezione del 267esimo successore di Pietro sono quasi definitive. Le ultime congregazioni hanno affrontato alcune questioni irrisolte, come il numero dei cardinali elettori, superiore al limite fissato dalla costituzione apostolica Universi Dominici Gregis a causa delle nomine volute da Francesco. A coordinare le operazioni saranno il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e il camerlengo Kevin Farrell, che guideranno i riti dall’Extra Omnes alla proclamazione del nuovo pontefice.

Tra i porporati chiamati a votare, però, non figurano tutti: su 252, solo 133 avranno accesso alla Cappella Sistina. Restano esclusi, tra gli altri, Ravasi, Scola e O’Malley, pur continuando a influenzare i dibattiti nelle riunioni preparatorie. «Io voterò in Sistina, non da Santa Marta», ha precisato il cardinale Vinko Puljic, sottolineando l’importanza del luogo simbolo del conclave.

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