Tesla Cybercab, via al servizio robotaxi ad Austin. Subito un'indagine della Nhtsa sulla certificazione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il conto alla rovescia per il debutto commerciale del Tesla Cybercab si è concluso il 3 settembre 2026, quando un piccolo numero di esemplari del robotaxi a due posti ha cominciato a circolare sulle strade di Austin, in Texas, per offrire le prime corse a pagamento.
Un lancio che, nella sua discrezione – niente diretta streaming, niente eventi spettacolari, bensì un’immagine del veicolo ancora sulla linea di montaggio e un evento su invito per pochi eletti – ha subito catalizzato l’attenzione della National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa), l'agenzia federale per la sicurezza stradale, che ha avviato un'istruttoria formale sulla procedura con cui Tesla ha autocertificato la conformità del veicolo agli standard federali di sicurezza.
Un’auto senza volante, la sfida normativa del Cybercab
La vettura, presentata nell'ottobre 2024 e rimasta invariata nella sua architettura finale, rappresenta una sfida senza precedenti per i regolamenti esistenti: il Cybercab è completamente privo di volante, pedali del freno e dell'acceleratore, e specchietti retrovisori. Un azzardo tecnologico voluto da Elon Musk, che punta a rivoluzionare il concetto di mobilità con un abitacolo concepito come un piccolo salotto su ruote.
Tuttavia, la quasi totalità dei Federal Motor Vehicle Safety Standards (FMVSS), le norme tecniche che un veicolo deve rispettare per essere immatricolato negli Stati Uniti, sono state scritte presupponendo la presenza di un conducente umano e dei relativi comandi fisici. Una discrepanza che ha subito messo in allarme il regolatore, il quale ha aperto un'Audit Query (AQ26002) per fare chiarezza sul lavoro svolto dagli ingegneri di Tesla in fase di autocertificazione.
Il sistema dell'autocertificazione e i dubbi del regolatore
Negli Stati Uniti, a differenza di quanto avviene in Europa, non esiste un ente che approvi preventivamente un nuovo modello. È il costruttore stesso a dichiarare, attraverso un processo di autocertificazione, che il proprio veicolo è conforme a tutti i requisiti di sicurezza applicabili; la Nhtsa ha il potere di intervenire a posteriori, aprendo indagini quando ritiene che quelle certificazioni possano essere state errate. Ed è esattamente ciò che è accaduto poche ore dopo il via alle operazioni commerciali del Cybercab, che al momento coinvolgono circa 1.000 veicoli stimati dall'agenzia. Il nodo centrale dell'istruttoria è capire se Tesla abbia correttamente interpretato le norme, dichiarando che alcuni FMVSS semplicemente "non sono applicabili" a un veicolo progettato per la guida autonoma totale, oppure se abbia aggirato lo spirito della legge in attesa che le norme vengano aggiornate.
L'amministratore della Nhtsa, Jonathan Morrison, ha dichiarato che l'agenzia sostiene pienamente l'innovazione nel settore dei veicoli autonomi, ma che ciò deve avvenire nel pieno rispetto delle leggi attualmente in vigore.
Un precedente e la strategia del "chiedere perdono"
La scelta di Tesla di procedere con l'autocertificazione senza richiedere un'esenzione formale alla Nhtsa appare tanto più significativa se confrontata con il percorso intrapreso da un suo diretto concorrente, Zoox (di proprietà di Amazon). Nel 2022, Zoox si trovò ad affrontare una situazione simile per il suo robotaxi, anch'esso privo di comandi tradizionali, ma dopo un iter formale di richiesta di esenzione che si è concluso solo nel luglio 2026 con il via libera definitivo dell'agenzia.
Al contrario, Tesla ha scommesso sulla velocità del mercato, confidando nella validità della propria autocertificazione per aggirare i limiti imposti dalle deroghe temporanee, che impongono un tetto massimo di 2.500 veicoli all'anno. Una strategia che per ora ha portato a un'indagine formale, ma che potrebbe rivelarsi vincente nel lungo periodo: il Dipartimento dei Trasporti statunitense ha infatti già avviato un processo di revisione degli standard proprio per rimuovere l'obbligo di pedali e volante per i veicoli a guida autonoma.
Un servizio in espansione e un titolo in calo
Nonostante l'ombra dell'indagine, il servizio di ride-hailing del Cybercab è partito ad Austin, dove opera all'interno di un perimetro geografico delimitato, e si affianca alla flotta esistente di Model Y già utilizzati da Tesla per il servizio robotaxi, attivo anche in altre città come Dallas, Houston, Miami e San Francisco.
L'arrivo del Cybercab, pur rappresentando un passo avanti verso la mobilità autonoma di massa, non ha tuttavia convinto gli investitori: il titolo Tesla ha subito un calo di circa il 6% in borsa, penalizzato anche dalle modalità di lancio ritenute atipiche per l'azienda e dalla prospettiva di un'espansione su larga scala che, come ammesso dallo stesso Musk, potrebbe non arrivare prima del 2027.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
