Medico del lavoro ai domiciliari per violenza sessuale a Trento, i carabinieri del Nas eseguono l’ordinanza del gip

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La professione medica, che dovrebbe rappresentare un baluardo di fiducia e professionalità, è stata tragicamente tradita in un episodio avvenuto a Trento, dove un medico del lavoro è finito ai domiciliari con un’accusa gravissima. L’uomo, la cui identità non è stata resa nota dagli inquirenti, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Repubblica; i carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) hanno eseguito il provvedimento nella mattinata di oggi, martedì 14 aprile, ponendo fine – almeno in via cautelare – a una condotta che si ipotizza fosse ormai diventata sistematica.

La denuncia della paziente che ha rotto il silenzio

L’inchiesta, condotta con la consueta meticolosità dai militari del Nas, ha preso le mosse dal coraggio di una singola donna. È stata lei, una paziente che si era sottoposta a una visita di medicina del lavoro, a denunciare di aver subito atti a sfondo sessuale durante quello che sarebbe dovuto essere un normale controllo sanitario; atti che, come hanno subito chiarito gli investigatori, non erano in alcun modo compatibili né tantomeno giustificabili dalle più ardite pratiche mediche. Quel primo grido d’allarme ha rappresentato la scintilla che ha permesso agli inquirenti di scardinare un meccanismo che, a quanto pare, si ripeteva da tempo indisturbato.

Il quadro indiziario e i riscontri convergenti

Una volta avviate le indagini, su delega dei pubblici ministeri, i carabinieri hanno iniziato a sentire numerose altre donne, molte delle quali hanno fornito un ampio riscontro a quanto già emerso. Le loro testimonianze, caratterizzate da dettagli pienamente concordanti tra loro, hanno dipinto un quadro indiziario coerente e allarmante: gli episodi contestati, avvenuti durante le visite in ambulatorio, sarebbero stati molto più di un caso isolato. Non si tratta, dunque, di un singolo episodio di presunta violenza, bensì di una pluralità di vittime che gli inquirenti hanno saputo mettere a sistema attraverso un lavoro certosino di raccolta delle dichiarazioni. La convergenza delle diverse versioni ha offerto alla magistratura gli elementi sufficienti per richiedere la misura cautelare, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza.

L’aggravante dell’abuso di potere e la misura cautelare

Al professionista, che rivestiva il ruolo di pubblico ufficiale, non viene contestata la semplice violenza sessuale: il reato è aggravato dall’abuso dei poteri o dalla violazione dei doveri inerenti a quella pubblica funzione che avrebbe dovuto onorare. Questo dettaglio, di rilevanza giuridica non secondaria, esclude tra l’altro la procedibilità a querela, consentendo alla Procura di agire d’ufficio con maggiore speditezza. Il Gip di Trento, condividendo le valutazioni dell’accusa, ha quindi disposto la custodia cautelare agli arresti domiciliari, misura immediatamente eseguita dai carabinieri del Nas; una decisione che, sebbene ancora da verificare nel contraddittorio processuale, ha interrotto l’attività professionale del medico, in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Le indagini, a questo punto, proseguono per accertare se esistano altre persone offese, dato che il modus operandi emerso lascia presagire che l’elenco delle vittime potrebbe non essere ancora completo.

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