Horses, il gioco bandito, salta anche dalla vetrina di Humble Store

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La parabola accidentata di Horses, il controverso Titolo horror psicologico sviluppato dallo studio italiano Santa Ragione, conosce un nuovo, decisivo capitolo. Dopo le esclusioni, divenute ormai celeberrime, dai cataloghi di Steam e successivamente di Epic Games Store – quest'ultima comunicata al team a mere ventiquattr'ore dal lancio programmato nonostante una precedente approvazione –, la mannaia si è abbattuta anche sull'Humble Store. Una mossa che, a differenza delle precedenti, assume un carattere ancora più singolare: il gioco, infatti, era già disponibile all'acquisto su quella piattaforma, e la sua rimozione è dunque giunta in extremis, per motivazioni che i gestori non hanno ancora rivelato pubblicamente. Si è trattato, in sostanza, di un dietrofront improvviso che priva il progetto di un'altra fondamentale vetrina commerciale, restringendone ulteriormente la già limitata distribuzione digitale.

Una sopravvivenza a ostacoli tra piattaforme e linee guida

La vicenda, che ha visto Horses trasformarsi da prodotto videoludico a caso emblematico delle politiche di contenuto delle major del settore, si arricchisce così di un tassello cruciale. L'operazione di Humble Store, per la sua repentinità e per il fatto di intervenire su un titolo già in listino, sembra riflettere dinamiche interne di revisione spesso opache agli stessi sviluppatori, come già accaduto con Epic Games. Quest'ultima, va ricordato, giustificò il bando citando una violazione delle linee guida in materia di "comportamenti sessualmente espliciti, abusi e abusi su animali", pur avendo precedentemente concesso il via libera alla pubblicazione. Una sequenza di eventi che lascia intravedere, al di là della natura indubbiamente provocatoria del gioco, un meccanismo di controllo a posteriori e a geometria variabile, capace di ribaltare in poche ore le sorti commerciali di un progetto.

Le piazze rimaste e l'aura di un titolo diventato icona

A seguito di questa ennesima defenestrazione, la disponibilità legale di Horses si riduce drasticamente a due portali: GOG e itch.io, piattaforme storicamente note per politiche editoriali più permissive o curatoriali. È innegabile, tuttavia, che questa persistente censura – o, per usare un termine più neutro, questa reiterata non accoglienza da parte dei grandi store – abbia finito per alimentare un'aura mitologica attorno al lavoro di Santa Ragione. Il gioco, il cui contenuto effettivo rimane per molti un mistero accessibile solo attraverso queste vie laterali, si è trasformato in un simbolo di un dibattito più ampio sui confini dell'espressione artistica nel medium videoludico e sul potere di gatekeeping esercitato dalle piattaforme di distribuzione. La sua esistenza, per certi versi, è divenuta un atto di resistenza in sé, continuando a polarizzare le opinioni.

Il focus sulle dinamiche del mercato digitale

Al di là delle reazioni del pubblico o delle speculazioni sul futuro, quello che emerge dalla cronaca di queste rimozioni è un quadro operativo complesso per gli sviluppatori indipendenti che scelgono di esplorare tematiche scomode. L'approvazione iniziale, seguita da un ripensamento a ridosso del lancio o addirittura dopo, come nel caso di Humble Store, crea una condizione di forte incertezza e mette in luce la fragilità di un ecosistema dipendente da poche, poderose infrastrutture digitali. La vicenda di Horses, in questo senso, trascende la singola recensione o il giudizio estetico per interrogare le regole non scritte e i meccanismi talvolta contraddittori che governano la visibilità e la vendita dei prodotti culturali nell'era degli store digitali, dove la decisione di un algoritmo o di un moderatore può riscrivere il destino di un'opera.

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