Monaco, Vance all'Europa: "Libertà di parola in ritirata, ma siamo nella stessa squadra"
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Redazione Esteri
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Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, J.D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, ha rivolto un monito all’Unione europea, sfiorando toni che oltrepassano il semplice richiamo per avvicinarsi a una velata minaccia. "Per anni ci è stato detto che tutto ciò che finanziamo è in nome dei valori democratici condivisi", ha dichiarato Vance, aggiungendo che "quando vediamo tribunali europei annullare elezioni, dovremmo chiederci se stiamo rispettando standard sufficientemente elevati". Un’affermazione che, sebbene non esplicita nel riferimento a casi specifici, sembra alludere a recenti controversie giudiziarie che hanno scosso il Vecchio Continente.
Vance, figura di spicco dell’amministrazione Trump, ha delineato quelli che, a suo avviso, sono i pericoli più urgenti da affrontare: la migrazione e la crescente erosione della libertà di parola. "In Gran Bretagna e in tutta Europa, temo, la libertà di parola è in ritirata", ha affermato, sottolineando come "non si possa imporre l’innovazione o la creatività, così come non si può forzare le persone su cosa pensare, cosa sentire o cosa credere". Un’osservazione che, pur senza citare episodi precisi, sembra riflettere preoccupazioni diffuse in alcuni ambienti politici e culturali statunitensi riguardo alla direzione intrapresa dall’Europa.
Nonostante le critiche, Vance ha cercato di mantenere un tono collaborativo, dichiarando: "Spero di poter lavorare con voi. A Washington c’è un nuovo sceriffo. Con la leadership di Trump potremmo non essere d’accordo con voi, ma vogliamo dibattere con voi. Siamo nella stessa squadra, dobbiamo giocare insieme e i nostri valori dobbiamo viverli, e parlarci". Un messaggio che, se da un lato ribadisce la volontà di dialogo, dall’altro non nasconde le divergenze che separano le due sponde dell’Atlantico.
La Conferenza, che avrebbe potuto rappresentare un’occasione per trovare un punto d’incontro tra americani, europei e ucraini sui negoziati per la fine del conflitto russo-ucraino, si è trasformata invece in un palcoscenico per ribadire le distanze. Vance, definito da alcuni osservatori come il "vicesceriffo" dell’amministrazione Trump, ha scelto di puntare il dito contro l’Europa, criticandone le scelte politiche e giudiziarie, senza però rinunciare a un’apertura, seppur condizionata, al confronto.




