Tragedia in montagna a Enemonzo, due cugini muoiono cadendo in un canalone mentre cercavano vischio
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Redazione Interno
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Sembra quasi un paradosso crudele che un gesto nato per portare fortuna, come raccogliere il vischio in vista del Natale, possa segnare il confine esatto in cui due vite si interrompono. È da quell’istante, sospeso tra i boschi impervi che sovrastano Enemonzo, in provincia di Udine, che prende forma il racconto di una tragedia senza scampo, quella che domenica 7 dicembre ha stroncato Mauro Darpin e Sandro Valent, cugini uniti da un’abitudine semplice e da una montagna che, stavolta, non ha lasciato via di fuga. La dinamica, ricostruita attraverso le parole del terzo compagno sopravvissuto, parla di una sequenza rapida e inesorabile: un ramo che cede sotto il peso, una caduta di decine di metri, e poi l’istinto più viscerale che cancella ogni calcolo, spingendo uno verso l’altro in un abbraccio fatale.
La caduta e il tentativo disperato di salvataggio
La ricerca del vischio, pianta simbolo delle festività, li aveva condotti in prossimità di un canale scosceso, un luogo noto per la sua pericolosità. Sandro Valent, cinquantacinquenne udinese, si era sporto tenendosi a un ramo, probabilmente per raggiungere qualche fronda agognata, quando quel sostegno naturale si è spezzato. La sua caduta, un volo di circa trenta metri all’interno del canalone, è stata l’inizio della sciagura. Mauro Darpin, che aveva visto il cugino scomparire nel salto di roccia, non ha esitato un attimo: l’impulso di correre in suo aiuto è stato più forte di qualsiasi prudenza, un moto d’animo che, purtroppo, lo ha condotto sulla stessa traiettoria. Nel tentativo di raggiungere Sandro, anche lui ha perso l’appoggio, scivolando nello stesso baratro senza possibilità di essere agguantato.
Il ritratto di Mauro, tra le note del sax e il silenzio della montagna
A Portogruaro, dove risiedeva, Mauro Darpin era conosciuto soprattutto per la sua passione musicale, coltivata a lungo nei locali della zona dove si esibiva con il suo saxofono dopo il lavoro. Uomo riservato e di buon cuore, come ricordato da chi lo conosceva, trovava nella musica una forma di espressione e nella montagna, con le sue escursioni, un altro linguaggio fatto di silenzi e panorami. Quella domenica, uscito per un’attività all’apparenza rituale e tranquilla, si è trovato di fronte a una scelta che ne ha definito il carattere fino all’ultimo respiro, scegliendo l’azione pur consapevole del pericolo estremo. L’allarme, dato immediatamente dal terzo escursionista, ha attivato i soccorsi, ma per entrambi non c’era ormai più nulla da fare.
I soccorsi e le indagini sulla dinamica
Sul posto, oltre al personale del Soccorso Alpino e Speleologico, sono intervenuti i Carabinieri per i rilievi e le indagini volte ad accertare con precisione la dinamica dei fatti. Gli uomini del S.A.S. hanno recuperato i corpi dal fondo del canalone, un’operazione resa complessa dalla morfologia aspra del terreno. Le autorità, mentre procedono con le consuete verifiche, devono ora fare i conti con la narrazione semplice e straziante del superstite, un testimone che ha visto consumarsi la doppia tragedia nell’arco di pochi, fatali secondi. La montagna, spesso amica e sfogo, ha mostrato il suo volto più insidioso in un punto preciso, laddove la ricerca di un simbolo di buon auspicio si è trasformata in destino irrevocabile.




