Australia-Italia 57-10, gli azzurri travolti a Perth: ennesima débâcle estiva

Australia-Italia 57-10, gli azzurri travolti a Perth: ennesima débâcle estiva
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La pesantissima sconfitta patita a Perth contro l'Australia, con il punteggio di 57-10, ha rappresentato il degno e amaro finale di un tour estivo che resterà a lungo nei ricordi degli appassionati per le sue note decisamente stonate. Gli azzurri, reduci da un Sei Nazioni che aveva alimentato speranze e aspettative, sono apparsi in queste tre uscite del Nations Championship una squadra irriconoscibile, lontana parente di quella che solo pochi mesi prima aveva saputo sorprendere, e non poco, l'ambiente rugbistico internazionale.

Il passo indietro compiuto da questa nazionale è apparso enorme, e se è vero che le assenze, le squalifiche e i cambi di formazione hanno indebolito il gruppo, resta difficile giustificare una prestazione così opaca e una resa così precoce, che ha visto l'Italia fin dalle prime battute della sfida di Tokyo contro il Giappone non dare mai l'impressione di poter competere ad armi pari con gli avversari.

Un primo tempo da incubo per l'Italrugby

La partita di Perth ha avuto un copione fin troppo simile a quello delle due uscite precedenti, con gli azzurri incapaci di reagire all'impatto iniziale degli avversari e letteralmente travolti dalla furia australiana. Già nel primo tempo, la squadra di casa, galvanizzata dall'ultima partita del suo allenatore Joe Schmidt, ha messo a segno un parziale di 38-5, il frutto di una supremazia fisica e agonistica imbarazzante per gli ospiti.

Le prime tre mete sono arrivate come un fulmine a ciel sereno, nei primi dodici minuti di gioco, con Josh Canham, Tom Wright e Brandon Paenga-Amosa a punire le amnesie difensive di una retroguardia azzurra apparsa subito in grande difficoltà, incapace di arginare le avanzate dei possenti avanti australiani e le fughe dei suoi veloci trequarti.

L'unico sussulto nella prima frazione di gioco è arrivato al 19', con una meta del capitano Michele Lamaro che, dopo una bella azione collettiva, ha trovato lo spiraglio per andare a segno e accorciare parzialmente le distanze, un fuoco di paglia in un mare di difficoltà.

Assenze pesanti e una squadra che non reagisce

A complicare ulteriormente il quadro di una spedizione già di per sé complicata, ci hanno pensato le vicende extracampo che hanno privato la squadra di due punti di riferimento fondamentali. Il tecnico Gonzalo Quesada, squalificato per le critiche rivolte all'arbitro Luc Ramos dopo la sconfitta con la Nuova Zelanda, ha dovuto seguire la partita da casa, senza poter avere alcun contatto con la squadra, un'assenza che si è fatta sentire eccome.

Inoltre, il secondo tempo ha visto l'espulsione del pilone Marco Riccioni, uno dei pochi azzurri a disputare un torneo dignitoso, per aver preso parte a una rissa scoppiata a bordo campo. La sua assenza, insieme a quella di Niccolò Cannone, squalificato per un placcaggio pericoloso nella partita precedente, ha definitivamente affossato qualsiasi velleità di reazione, in un match già ampiamente compromesso.

La meta di Ioane e il crollo finale

Nella ripresa, il secondo tempo si è aperto con un guizzo di orgoglio, la meta dell'australiano di nascita Monty Ioane, che ha battuto a contatto il suo diretto avversario portando il punteggio sul 38-10 e regalando un attimo di speranza ai pochissimi tifosi azzurri presenti sugli spalti. La speranza, però, è durata lo spazio di un attimo, perché l'Australia ha immediatamente rimesso la freccia, schiacciando l'acceleratore e rendendo vani i timidi tentativi di risalita dell'Italia.

Canham, mattatore della giornata, ha completato la sua personale tripletta, mentre Billy Pollard e Ben Donaldson hanno aggiunto altre due marcatura nel finale, fissando il punteggio sul 57-10 e trasformando una sconfitta in una vera e propria débâcle sportiva.

Un bilancio disastroso per il futuro

Il tour estivo dell'Italia si chiude con un bilancio di tre sconfitte in tre partite, un ruolino di marcia che suona come un'amara doccia fredda per una squadra che solo poche settimane prima sembrava aver intrapreso un percorso di crescita. Con zero punti conquistati, gli azzurri sono stati surclassati in ogni aspetto del gioco, da quello fisico a quello tattico, mostrando una fragilità mentale che il tecnico Quesada aveva sapientemente celato durante il Sei Nazioni.

Ora l'Italia dovrà voltare pagina in fretta, preparandosi al ritorno del Nations Championship in programma a novembre, dove affronterà Sudafrica, Argentina e Figi, prima delle finali di Twickenham. Il tempo per riflettere e ricostruire è poco, ma il lavoro che attende lo staff tecnico e i giocatori è immane, per tentare di recuperare la credibilità perduta e ritrovare quella scintilla che sembra essersi spenta in questo disastroso luglio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.