Trump spinge sul fondo sovrano dopo l’affare Intel

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’amministrazione Trump, dopo aver annunciato l’ingresso del governo federale nel capitale di Intel con una quota del 9,9% del valore di 8,9 miliardi di dollari, sta valutando la possibilità di dar vita a un fondo sovrano. L’operazione, che sfrutta risorse del Chips and Science Act varato nel 2022, rappresenta una significativa inversione di tendenza nella politica industriale statunitense, tradizionalmente restia a interventi statali diretti nel capitale privato.

Il presidente Trump, replicando sulle sue piattaforme alle critiche sollevate da alcuni osservatori, ha dichiarato senza mezzi termini di voler ripetere l’operazione. «Perché gli stupidi non sono contenti? Farei accordi come questo per il nostro Paese per tutto il giorno. Aiuterò anche le aziende che stringono accordi così redditizi con gli Stati Uniti», ha scritto su Truth Social, sottolineando come il valore della partecipazione sia già aumentato. L’intenzione è dunque quella di utilizzare il modello sperimentato con il colosso dei semiconduttori come prototipo per futuri interventi in settori ritenuti strategici.

L’accordo con Intel, formalizzato lo scorso 22 agosto, è stato reso possibile attingendo al fondo da 52,7 miliardi di dollari stanziato dal Chips Act, una legislazione concepita per potenziare la produzione domestica di semiconduttori e sostenere la ricerca. Sebbene promosso dall’amministrazione precedente, è stato l’attuale presidente a decidere di impiegare quelle risorse per acquisire una partecipazione diretta, un passaggio che va oltre la mera erogazione di sussidi o prestiti.

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