Ddl tossicodipendenza è legge, via libera ai domiciliari per i detenuti che scelgono la cura. Ma i fondi bastano solo per 500 posti
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Redazione Interno
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Il disegno di legge che introduce una nuova forma di detenzione domiciliare per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti è diventato definitivamente legge. L'Aula della Camera ha approvato il provvedimento con 153 voti favorevoli, 42 contrari e 82 astenuti, dopo il via libera già arrivato dal Senato.
La norma, fortemente voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, consente ai condannati che aderiscono a un programma terapeutico e socio-riabilitativo di scontare la pena fuori dal carcere, presso comunità accreditate o strutture del Servizio sanitario nazionale, oppure in un luogo idoneo. La misura si applica, salvo eccezioni per alcuni reati ostativi, a condanne non superiori a otto anni di reclusione.
Nordio: "Provvedimento epocale, 10mila persone fuori"
Il Guardasigilli ha definito la riforma "epocale", sottolineando come l'obiettivo sia quello di considerare i tossicodipendenti "principalmente malati da curare piuttosto che criminali da punire". Secondo le stime del ministro, il provvedimento potrebbe consentire la detenzione alternativa ad almeno 10mila persone che hanno commesso reati legati al loro stato di dipendenza.
La richiesta di accesso a questa nuova misura – che si configura come una forma di detenzione domiciliare speciale – va presentata al Tribunale di sorveglianza e deve essere accompagnata dalla diagnosi di una commissione centrale e dalla dimostrazione del nesso tra la dipendenza e il reato commesso. La premier Giorgia Meloni ha parlato di una "vittoria su più fronti", sottolineando come la legge rafforzi la possibilità per i condannati di intraprendere un percorso di recupero in comunità, alleggerendo al contempo la pressione sulla popolazione carceraria.
Le critiche delle opposizioni e delle associazioni: "Risorse insufficienti"
Nonostante il sostegno di larga parte del Parlamento – con il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra che si sono astenuti condividendo il principio generale – sono emerse forti criticità legate alla concreta applicabilità della norma. La deputata del Pd Debora Serracchiani ha ricordato l'emergenza del sovraffollamento, con oltre 64mila detenuti a fronte di posti effettivamente disponibili che non arrivano a 47mila, e un tasso di affollamento che sfiora il 140%.
La denuncia principale riguarda la dotazione finanziaria: la legge stanzia meno di venti milioni di euro all'anno, una cifra che secondo le opposizioni sarebbe sufficiente a finanziare appena 500 posti nelle strutture terapeutiche per l'anno in corso. Un numero che stride con i 10.811 detenuti tossicodipendenti stimati dal governo con pena residua inferiore a otto anni, a cui si aggiungerebbero quasi 4mila alcoldipendenti.
Il fronte del no e lo scetticismo delle comunità
Il Movimento 5 Stelle ha votato contro il provvedimento, con la deputata Valentina D'Orso che ha espresso preoccupazione per la mancanza di controlli adeguati sulle strutture che ospiteranno i detenuti. Ma le perplessità arrivano anche dal mondo dell'associazionismo. Se San Patrignano ha accolto con favore la legge, l'associazione Antigone e il Forum Droghe hanno manifestato un forte scetticismo.
Il timore, come evidenziato da Forum Droghe in un precedente commento al testo, è che le comunità terapeutiche rischino di essere trasformate in "carceri sociali", snaturando la loro missione di cura e inclusione in favore di una logica meramente detentiva e punitiva. La misura, che prevede la revoca del beneficio in caso di esito negativo del programma imputabile al condannato, viene criticata per l'eccessiva rigidità e per il rischio di colpevolizzare la persona in un percorso che, per sua natura, può presentare fasi di difficoltà.
La sfida, ora, sarà quella di coniugare le enunciazioni di principio con le risorse effettivamente disponibili e con la capacità delle comunità di accogliere e gestire un flusso di persone che, sulla carta, potrebbe essere molto superiore a quello effettivamente sostenibile.
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