Mercato del lavoro in stallo, il tasso di occupazione arretra a novembre

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ultimo rilevamento dell’Istat, che si riferisce al mese di novembre del 2025, delinea un quadro composito per il mercato del lavoro italiano, dove a una sostanziale tenuta su base annua si contrappone una flessione mensile, seppur lieve, che interessa in particolare misura le donne. Il numero degli occupati, infatti, subisce una contrazione di 34 mila unità rispetto al mese di ottobre, portando il tasso di occupazione al 62,6%, con un calo di 0,1 punti percentuali. Questo decremento, che non assume i caratteri di un crollo ma piuttosto di un’inversione di tendenza dopo mesi di crescita, coinvolge in maniera significativa i dipendenti a termine e gli autonomi, oltre alle fasce d’età più centrali, mentre mostra una singolare resilienza tra i 25-34enni, la cui condizione appare in controtendenza sotto diversi aspetti.

Il paradosso della disoccupazione al minimo storico

Se da un lato il numero di chi lavora diminuisce, dall’altro si osserva un ulteriore calo, seppur marginale, delle persone ufficialmente in cerca di occupazione. Il tasso di disoccupazione generale, sceso di 0,1 punti, tocca così il 5,7%, un livello che l’Istat definisce come il più basso dall’inizio delle serie storiche, avviate nel 2004. Un risultato analogo, e ancor più marcato, si registra per la disoccupazione giovanile, che si attesta al 18,8%, con un calo di 0,8 punti. Questo apparente paradosso, che vede calare sia gli occupati sia i disoccupati, si spiega con la dinamica degli inattivi, ovvero di coloro che non cercano più un lavoro o non sono immediatamente disponibili: essi, nel complesso, sono aumentati di 72 mila unità, segno di un possibile scoraggiamento che spinge fuori dal mercato del lavoro una parte della forza potenziale, un fenomeno che merita attenzione pur nella complessità delle letture.

Le fasce d'età che marcano la differenza

La fotografia scattata dall’Istituto di statistica riserva una particolare attenzione alle diverse classi di età, le quali mostrano andamenti fortemente divergenti. La fascia centrale, quella dei 25-34enni, rappresenta un’eccezione positiva in un quadro per altri versi stagnante: per loro, infatti, si registra un aumento del numero di occupati, una diminuzione degli inattivi e, al contempo, un leggero incremento dei disoccupati, quest’ultimo dato spiegabile con un maggiore afflusso nella ricerca di lavoro da parte di persone precedentemente inattive. Al contrario, le altre classi d’età, con particolare riferimento ai 35-49enni, contribuiscono in maniera determinante al calo generale dell’occupazione e all’aumento degli inattivi, delineando un segmento del mercato più fragile e probabilmente più esposto alle ricadute delle tensioni economiche.

Il confronto con l'anno precedente e il ruolo degli over 50

Allargando l’orizzonte temporale al confronto con novembre 2024, il quadro assume tinte diverse e più rosee, mostrando una capacità di recupero del sistema. Su base annua, gli occupati sono infatti 179 mila in più, un incremento sostenuto principalmente dalla crescita dei dipendenti permanenti, che segnano +258 mila unità, e degli autonomi, in aumento di 126 mila. Questo risultato è stato reso possibile, in larga misura, dal contributo della fascia d’età tra i 50 e i 64 anni, la quale ha trainato la crescita annuale compensando, almeno in parte, le fragilità emerse su base mensile. La polarizzazione del mercato si conferma, tuttavia, nel dato sui dipendenti a termine, che nell’arco dei dodici mesi hanno subito una riduzione netta di 204 mila unità, un segnale che può riflettere sia transizioni verso contratti stabili sia una contrazione degli ingressi in questo segmento, tipicamente più volatile e sensibile al ciclo economico.

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