Leone XIV e Muti, un concerto per l'educazione negata

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nel solenne scenario dell’Aula Paolo VI, dove le architetture si sono fatte "musica congelata", il suono dell’orchestra Cherubini e del coro di Siena, diretto da Riccardo Muti, ha travalicato la dimensione puramente estetica per assumere un carattere di appello concreto. Il concerto, che si è tenuto la sera del 12 dicembre, è stato infatti pensato come un’occasione per richiamare l’attenzione su un’emergenza planetaria: quella di milioni di bambini ai quali viene sistematicamente negato il diritto a un’educazione. Al termine dell’esecuzione, Leone XIV, prendendo la parola, ha difeso la memoria del papa emerito Francesco, sottolineando come anche lui, grande appassionato di musica e musicista egli stesso, avrebbe amato profondamente la serata. “Sin dal primo momento, da quando lei ha iniziato a esternare i suoi propositi, la ho amata”, ha detto il Papa rivolgendosi al maestro, ringraziandolo per un’esibizione che ha posto al centro non il mero intrattenimento, ma la capacità dell’arte di farsi strumento di riscatto sociale e di sensibilizzazione.

La memoria di Francesco e il potere dell'arte

Prima ancora delle parole del Pontefice, era stato lo stesso Muti a tracciare un filo ideale con il passato recente, raccontando con commozione il suo ultimo incontro, avvenuto nel monastero Mater Ecclesiae, con Francesco. Quel ricordo personale, affiorato spontaneamente al termine del concerto, ha arricchito il valore della performance, collegandola a una continuità di sensibilità verso la cultura come via di elevazione. Per Leone XIV, d’altronde, le armonie e i contrappunti ascoltati non rappresentano un semplice ornamento dello spirito, ma un monito e un impegno preciso: l’invito, implicito nelle note, a operare perché la bellezza, che in quella sala era accessibile a pochi, diventi invece un linguaggio universale, a partire dal garantire a ogni giovane il diritto fondamentale all’istruzione. Un concetto, questo, che trova eco nella scelta artistica del maestro, il quale da tempo rifugge una carriera volta esclusivamente al consenso.

La richiesta di Giani sulle spoglie di Cherubini

Proprio la formazione orchestrale scelta per la serata, dedicata a Luigi Cherubini, ha ispirato una reazione a catena che dalla Sala Nervi si è estesa alla politica. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, rispondendo idealmente a un accenno di Muti, ha infatti colto l’occasione per rilanciare pubblicamente una battaglia culturale. Attraverso il canale Tivù Verità, Giani ha annunciato il proprio impegno a sollecitare, in collaborazione con il ministero degli Esteri, un dialogo ai massimi livelli con la Francia. L’obiettivo dichiarato è quello di avviare le pratiche necessarie per ottenere la restituzione delle spoglie del celebre compositore, nato a Firenze nel 1760, affinché possano essere riportate nella sua città natale. Una questione di identità storica e di rispetto che si intreccia con il tema della serata, ossia il valore della cultura come patrimonio da custodire e tramandare.

La ricerca di significato di Muti

La direzione artistica di Riccardo Muti, del resto, si è orientata da anni verso una ricerca di senso che vada oltre la routine del successo internazionale. Come egli stesso ha spiegato in un’intervista, giunto a un certo punto della carriera, circondato da riconoscimenti, l’impulso dominante non è più quello di raccogliere applausi in una sala da concerto. Il suo desiderio, oggi, è piuttosto quello di far sì che la musica esprima una verità più profonda e radicale, svincolandosi dalla logica del consenso immediato per abbracciare una missione educativa e, in casi come questo, solidale. Una scelta d’amore, appunto, che lo ha portato a dedicare energie e prestigio a progetti come quello della Cherubini, orchestra di giovani, e a prestare la sua arte per cause sociali di ampio respiro, trovando in Leone XIV un interlocutore attento e sensibile.

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