La sostenibilità ‘sfila’ sulle passerelle di moda
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Redazione Economia
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Il mercato globale della moda sostenibile, sebbene in vivace crescita e proiettato verso traguardi miliardari, costituisce ancora una porzione limitata del vasto e complesso universo dell'abbigliamento. Secondo i dati riferiti da Patrizia Catellani, professoressa ordinaria di Psicologia all'Università Cattolica di Milano, questo segmento vale attualmente circa 8 miliardi di dollari, una cifra che, seppur significativa, rappresenta appena il 5-6% del mercato complessivo, il quale a sua volta si stima possa raggiungere 1,8 trilioni di dollari entro il 2025. Le proiezioni, nondimeno, indicano un'espansione vigorosa, con un valore atteso di oltre 33 miliardi entro il 2033, trainata da una crescita annua che supera il 20%. Lo studio da lei condotto con Valentina Carfora, pubblicato sulla rivista "Sustainability", si è concentrato proprio sull'efficacia dei messaggi pubblicitari che promuovono la sostenibilità, analizzandone l'impatto concreto sulle decisioni d'acquisto dei consumatori.
L'impegno per l'armonizzazione delle norme
Da Venezia, intanto, è partito un impegno concreto volto a creare un quadro normativo più coerente per l'intera filiera. In occasione della quarta edizione del Venice Sustainable Fashion Forum, il presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati, ha espresso un cauto ottimismo, plaudendo all'approvazione in Senato del disegno di legge dedicato alle Piccole e Medie Imprese. Quel provvedimento, come ha sottolineato in apertura di convegno, viene interpretato come un segnale positivo dell'attenzione della politica verso un sistema, quello moda, che si percepisce come "sotto attacco" da più fronti. L'armonizzazione delle regole, del resto, si configura come un presupposto fondamentale per proteggere e valorizzare un comparto di tale rilevanza.
Un Piano Strategico per il futuro
Il forum veneziano ha servito anche da palcoscenico per annunciare un'iniziativa di più ampio respiro: la definizione di un Piano Strategico Nazionale, curato da Confindustria Moda, che ambisce a integrare in un unico disegno i temi della sostenibilità, della digitalizzazione e della ricerca industriale. L'obiettivo dichiarato è quello di forgare una filiera più forte e competitiva, dove la sostenibilità stessa, associata all'innovazione tecnologica e alla collaborazione, diventi una leva imprescindibile per la competitività del Made in Italy. A supporto di questo percorso, lo studio "Just Fashion Transition 2025" ha elaborato sei raccomandazioni specifiche, delineando una road map per una transizione che sia al tempo stesso giusta, efficace e condivisa, da realizzare entro il 2030.
La risposta all'ultra-fast fashion
I lavori del forum si erano aperti, non a caso, con un allarme preciso: la massiccia invasione dell'ultra-fast fashion nel mercato europeo. A questa sfida, che si manifesta su piani molteplici – economico, giudiziario e mediatico –, il settore italiano deve necessariamente formulare una risposta strutturata. Si tratta di proteggere un ecosistema, quello della moda nazionale, che con 90 miliardi di ricavi nel 2024 si conferma come la seconda industria del paese, e per il quale si annunciano misure come il credito d'imposta e l'introduzione della Responsabilità Estesa del Produttore a partire dal 2026.




