Lo scotch rosso e le 90mila multe: perché il Comune di Milano ha fatto marcia indietro
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Redazione Interno
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L’annuncio è arrivato nella tarda mattinata di ieri, sebbene la determina fosse già stata siglata il giorno precedente: il Comune di Milano ha disposto l’annullamento in autotutela di tutte le sanzioni elevate ai motociclisti che, tra il 2 febbraio e il 18 marzo, hanno percorso la corsia riservata alla filoviaria 90/91 lungo la circonvallazione. Una retromarcia imponente, che cancella circa novantamila verbali, e che il sindaco Giuseppe Sala ha giustificato con una ammissione di responsabilità diretta dell’amministrazione. A margine di un evento cittadino, Sala ha spiegato che, sebbene la misura fosse stata concordata con gli organizzatori di Milano-Cortina per agevolare il traffico verso le sedi olimpiche, il modo in cui è stata attuata si è rivelato tecnicamente inadeguato.
L’origine del contenzioso, che rischiava di intasare gli uffici del Giudice di pace, risiede nella segnaletica. Il divieto temporaneo era stato imposto non con l’installazione di nuovi cartelli conformi al Codice della Strada, ma con una soluzione di fortuna: strisce di nastro adesivo rosso applicate direttamente sui segnali esistenti per coprire il simbolo delle moto e degli scooter, che solitamente godono della deroga per circolare su quelle corsie. Questa modalità, definita dall’avvocatura comunale “irregolare”, ha reso il divieto di difficile comprensione per i conducenti, i quali – abituati da anni a percorrere liberamente quel tragitto – si sono trovati a infrangere una norma di cui, di fatto, non avevano piena contezza.
Il provvedimento, come si legge nella nota ufficiale di Palazzo Marino, arriva dopo che i primi ricorsi hanno messo in luce l’elevato rischio di soccombenza per l’ente. L’analisi giuridica ha evidenziato come la “buona fede” degli automobilisti, in un contesto di segnaletica viziata da irregolarità formali, rappresenti una causa di esclusione della responsabilità amministrativa. Per evitare di moltiplicare il contenzioso e di dover comunque restituire le somme in sede giudiziale, il Comune ha preferito intervenire direttamente, riconoscendo l’errore commesso. Non si tratta, quindi, di un gesto di clemenza, ma di un atto dovuto per sanare un vizio di origine.
Le cifre in gioco sono rilevanti: si parla di circa trentamila multe già notificate, altrettante in fase di accertamento e un ulteriore blocco ancora da processare, per un ammontare complessivo che supera i cinque milioni di euro considerando la sola sanzione minima. Il sindaco ha invitato i cittadini a non procedere con il pagamento dei verbali già ricevuti e, per coloro che avessero già versato la somma, a richiedere tempestivamente il rimborso, che verrà erogato senza intoppi. La vicenda si chiude così con un colpo di spugna, mentre restano sullo sfondo le settimane di incertezza vissute dai centauri, molti dei quali si erano visti recapitare a domicilio decine di sanzioni per transiti ripetuti nello stesso tratto di strada.
Un precedente che pesa sulla credibilità amministrativa
La decisione di annullare le multe assume i contorni di un caso più ampio, che interroga le procedure di gestione della mobilità in occasioni di eventi straordinari. L’espediente dello scotch sui cartelli, segnalato anche dal presidente di Federconsumatori Milano – che ha rivelato di averne ricevute diciotto personalmente – è stato giudicato una pratica inadeguata e priva di basi normative. I tecnici della mobilità e gli stessi operatori della polizia locale, nell’applicare le sanzioni rilevate dagli occhi elettronici, si sono trovati a dover gestire un impianto segnaletico che non rispettava i requisiti di visibilità e conformità previsti dal regolamento di esecuzione del Codice della Strada.
La vicenda, scoppiata mentre Milano era al centro dell’attenzione mondiale per i Giochi invernali, rappresenta un autogol per l’amministrazione, che ha dovuto impiegare risorse per gestire i ricorsi e, infine, per organizzare il meccanismo dei rimborsi. Per i motociclisti, la notizia ha portato sollievo, chiudendo una parentesi di ansia e di spese impreviste. Per il Comune, invece, resta il compito di gestire le conseguenze pratiche di un provvedimento annullato, con l’onere di dover comunicare a decine di migliaia di cittadini che le sanzioni ricevute non hanno più valore legale.
I numeri di un autotutela da record
Se l’intenzione iniziale era quella di garantire fluidità ai mezzi olimpici, il risultato finale è stato un’operazione di polizia stradale che ha generato un numero abnorme di verbali in poco più di quaranta giorni. Il tratto interessato si estende per circa nove chilometri, da viale Serra a nord-ovest fino a piazzale Lodi a sud-est, e comprende ventinove incroci. Le telecamere posizionate lungo il percorso hanno immortalato migliaia di transiti, senza che molti motociclisti avessero effettivamente compreso l’eccezionalità della chiusura.
Il dietrofront è stato ufficializzato con una determina dirigenziale pubblicata all’albo pretorio, nella quale si specifica che l’annullamento è stato disposto “al fine di evitare il sorgere di contenziosi” e in considerazione della “circostanza della buona fede” applicabile all’illecito amministrativo. Questa scelta, se da un lato alleggerisce il carico per i tribunali, dall’altro impone al municipio un esborso significativo per i rimborsi, vanificando di fatto l’introito atteso da quelle sanzioni. L’errore, riconosciuto pubblicamente dal primo cittadino, ha trasformato quella che doveva essere una misura di regolazione del traffico in un boomerang amministrativo.
La gestione della mobilità sotto i riflettori
Al di là del caso specifico, la vicenda solleva interrogativi sulla gestione delle modifiche temporanee alla viabilità in una città complessa come Milano. La facilità con cui è stata applicata la modifica segnaletica – con materiali non previsti dalla normativa – ha messo in luce una fragilità procedurale che rischia di ripetersi in futuro. L’Avvocatura comunale, nell’esprimere il parere favorevole all’autotutela, ha rilevato che la segnaletica provvisoria adottata non solo era fuori norma, ma non era nemmeno prevista dalle leggi complementari al Codice della Strada.
Per i cittadini, la procedura di rimborso è già stata attivata, con il Comune che ha pubblicato sul proprio sito le indicazioni per inoltrare l’istanza di restituzione delle somme indebitamente versate. La palla passa ora agli uffici, chiamati a gestire le richieste di chi ha pagato nei cinque giorni successivi alla notifica, quando ancora non era chiara l’illegittimità del provvedimento. L’episodio resterà come un esempio di come la pressione logistica di un grande evento possa talvolta tradursi in scelte esecutive affrettate, le cui conseguenze ricadono poi sulla collettività e richiedono correzioni tanto nette quanto tardive.




