Ferrari adegua le strategie commerciali in risposta ai dazi statunitensi, mentre Trump inasprisce il tono contro Ue e Canada
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Maranello reagisce alle nuove barriere doganali annunciate dagli Stati Uniti, introducendo un incremento dei listini che potrebbe sfiorare il 10%, sebbene mantenga invariati i contratti già stipulati entro il 2 aprile 2025 e quelli relativi ai modelli 296, SF90 e Roma, indipendentemente dalla data di consegna. La decisione, motivata dalla necessità di compensare gli oneri derivanti dai dazi, non intacca – almeno per ora – gli obiettivi finanziari del gruppo, sebbene si stimi un potenziale impatto negativo di 50 punti base sui margini operativi.
La mossa della casa automobilistica italiana arriva sullo sfondo di un braccio di ferro commerciale sempre più teso, alimentato dalle dichiarazioni di Donald Trump, il quale ha minacciato ritorsioni ulteriori qualora Ue e Canada agissero "in tandem per danneggiare gli interessi economici americani". In un post su Truth Social, l’ex presidente ha definito gli Stati Uniti "il miglior alleato" che i due partner transatlantici abbiano mai avuto, lasciando intendere che eventuali accordi tra Bruxelles e Ottawa potrebbero innescare dazi "ben più elevati" di quelli già previsti.
Intanto, dalla Germania – dove l’industria automobilistica rappresenta un pilastro economico – giunge un appello alla coesione europea. La VDA, la federazione che riunisce i costruttori tedeschi, ha bollato le misure protezionistiche statunitensi come "un colpo al libero scambio", sottolineando come le ricadute negative si estenderebbero a entrambe le sponde dell’oceano, con ripercussioni su occupazione e crescita. Un monito che riflette la preoccupazione per un settore già alle prese con la transizione energetica e le tensioni geopolitiche.




