Il messaggio del presidente: oltre undici milioni di italiani ascoltano l'appello per la pace e il disarmo delle parole

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vigilia del nuovo anno ha portato con sé, ancora una volta, il tradizionale appuntamento con il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un discorso che, stando ai dati Auditel, è stato seguito da un vastissimo pubblico: quasi undici milioni di spettatori hanno scelto di ascoltare le sue parole, una platea che, con uno share salito oltre il settanta per cento, si è mostrata persino più ampia di quella già considerevole dell'anno precedente. Un dato, questo, che sottolinea il valore percepito dell'istituzione presidenziale in un momento storico complesso, senza contare coloro che hanno optato per la fruizione attraverso il web, in diretta o in differita.

I temi centrali: la pace e l'invito a "disarmare le parole"

Dal Palazzo del Quirinale, Mattarella ha articolato un intervento in cui il filo conduttore, dopo un "anno non facile" segnato dalle tensioni globali, è stato l'urgente richiamo alla concordia e alla riconciliazione. La nostra aspettativa, ha esordito il presidente, è "anzitutto rivolta alla pace", con un pensiero esplicito e doloroso per i conflitti che insanguinano l'Ucraina e la Striscia di Gaza, dove le sofferenze più acute ricadono inevitabilmente sui più vulnerabili. In questo quadro, forte è risuonato l'accordo con il recente messaggio di papa Leone XIV, dal quale Mattarella ha ripreso l'esplicita esortazione a contrastare ogni forma di odio e, in particolare, a promuovere quello che è stato definito un necessario "disarmo delle parole", unico presupposto per un dialogo costruttivo.

Un monito contro l'indifferenza e il ritorno alla "lungimiranza"

La riflessione del capo dello Stato, del resto, non si è limitata alla constatazione dell'attuale momento di crisi, ma ha voluto guardare anche al passato per trovare insegnamenti spesso disattesi. In un messaggio diretto al pontefice, Mattarella ha infatti ricordato la "perdurante attualità" di un celebre discorso che papa Montini tenne, anni fa, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite; un richiamo che, come ha sottolineato lo stesso presidente, non rappresenta un mero tributo alla "lungimiranza" di allora, ma scaturisce piuttosto da un'"amara constatazione". Gli sforzi compiuti dalla comunità internazionale per avvicinarsi a un "orizzonte di pace" universalmente condiviso sono stati infatti giudicati "insufficienti", mentre il mondo sembra piuttosto "in balia di minacciose derive" nella direzione opposta, verso una recrudescenza dei conflitti e delle divisioni.

La cultura come pilastro identitario e la distanza tra parole e fatti

Accanto ai temi di politica internazionale, Mattarella ha dedicato una parte significativa del suo discorso al ruolo fondante della cultura per la crescita del Paese, indicandolo come elemento "fondamentale" per la costruzione e il mantenimento dell'identità nazionale. "Il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica", ha affermato, "è stato - e rimane -" essenziale. Una dichiarazione di valore assoluto, che si inserisce in un quadro complessivo dove i princìpi enunciati – dalla pace al valore della conoscenza – trovano unanime consenso formale, sebbene, come talvolta viene osservato con un certo realismo, la loro concreta applicazione da parte di chi detiene responsabilità operative possa mostrare, nella pratica quotidiana, scostamenti non trascurabili.

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