Commisso, la Fiorentina rompe il silenzio: “Accuse diffamatorie, quereli chi offende la memoria del patron”
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Redazione Interno
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A tre mesi esatti dalla scomparsa di Rocco B. Commisso, avvenuta lo scorso 16 gennaio, il nome del magnate italo-americano torna prepotentemente alla ribalta della cronaca giudiziaria, sebbene in una veste che la sua famiglia e la società viola hanno definito “inaccettabile e lesiva”. A innescare la reazione, più furiosa che mai, è stata la pubblicazione di alcuni stralci dell’inchiesta “Risiko”, condotta dal Ros dei carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Secondo quanto riportato da un articolo della “Gazzetta del Sud”, nel dettaglio di alcune conversazioni ambientali finite agli atti, si farebbe riferimento a un presunto sostegno economico – si parerebbe di una cifra vicina al milione di euro – che Commisso avrebbe assicurato a una cosca operante nella piana di Gioiosa Ionica, suo paese d’origine.
La genesi dell’indagine e il contenuto delle intercettazioni
La polveriera si è aperta quando sono trapelati i contenuti di un’informativa depositata proprio negli uffici della Dda reggina, nella quale emerge il nome dell’imprenditore (recentemente scomparso) citato in alcune intercettazioni. A parlare sarebbe stato un italo-americano di 59 anni, Frank Albanese, considerato dagli inquirenti un elemento di raccordo fondamentale tra le dinamiche della ‘ndrangheta calabrese e i sodalizi presenti oltreoceano. Nel corso di una conversazione avvenuta in un bar di Siderno (e risalente a una specifica data, il 14 luglio del 2024), l’uomo avrebbe affermato che Rocco Benito Commisso aveva lasciato una somma consistente – un milione di euro, per l’appunto – non al clan Commisso di Siderno, con cui non esiste alcun legame di parentela o affiliazione, ma a un gruppo criminale operante a Marina di Gioiosa Ionica. È proprio sulla base di queste dichiarazioni – che al momento, va sottolineato, mancano di riscontri probatori oggettivi secondo quanto ammesso dalla stessa fonte investigativa – che il Ros ha ipotizzato un “sostegno economico assicurato alle cosche” da parte del magnate.
La controffensiva della Fiorentina e di Giuseppe Commisso
Attraverso una lunga nota diffusa sul sito ufficiale del club, l’ACF Fiorentina S.r.l. a Socio Unico e il suo attuale presidente, Giuseppe B. Commisso (figlio del compianto patron), hanno respinto al mittente ogni accusa, definendole “false, diffamatorie e del tutto prive di fondamento probatorio”. L’attacco più duro è stato rivolto alla costruzione giornalistica dell’articolo incriminato: secondo i legali del club, il titolo “Rocco Commisso li finanziava” sarebbe intrinsecamente diffamatorio perché presenta una grave illazione come se fosse un fatto accertato, laddove invece la narrazione interna al pezzo – come sottolineato nella replica – si basa su un linguaggio volutamente condizionale e ipotetico. “Si tratta – si legge nella diffida – di una informazione de relato, riportata in termini non supportati da alcuna prova e che lo stesso articolo riconosce avere valore solo ‘se fosse pienamente verificabile’”. Giuseppe Commisso ha già conferito mandato ai propri legali per tutelare la memoria del padre, annunciando querele contro chiunque continui a veicolare quelle che definisce “gravi falsità”.
L’equivoco dell’omonimia e la difesa della reputazione
Uno dei nodi cruciali sollevati dalla difesa riguarda l’uso strumentale dell’omonimia. Nelle carte dell’inchiesta “Risiko”, infatti, si parla anche del “clan Commisso” di Siderno; la Fiorentina sottolinea come lo stesso quotidiano che ha lanciato la notizia riconosca espressamente che Rocco B. Commisso e il suddetto clan “non hanno ovviamente alcun legame”. Ciononostante, il club accusa la testata di aver sfruttato la coincidenza del cognome per creare un’associazione fuorviante e altamente lesiva della reputazione dell’ex presidente. Nella sua nota, la società ricostruisce la parabola di Commisso – nato a Marina di Gioiosa ed emigrato a 12 anni negli Stati Uniti – ricordando le sue battaglie contro gli stereotipi sugli italo-americani e i successi filantropici e imprenditoriali (dalla Mediacom alla costruzione del Viola Park). La “Gazzetta del Sud” e il giornalista firma dell’articolo sono stati formalmente diffidati dal reiterare le accuse, con la richiesta di pubblicare una rettifica immediata che chiarisca l’assoluta estraneità di Commisso a qualsiasi condotta illecita.




