Gaza, il Board of Peace presenta un piano da 2,45 miliardi per la ricostruzione iniziale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Board of Peace, l'organismo internazionale voluto dal presidente statunitense Donald Trump, ha presentato oggi un piano per la ricostruzione iniziale di Gaza del valore di 2,45 miliardi di dollari e della durata di sei mesi. La proposta, che comprende 66 progetti, è stata illustrata durante una riunione degli Stati membri svoltasi a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Secondo quanto anticipato da Axios e confermato da diverse fonti internazionali, si tratta di una delle tabelle di marcia più complete finora elaborate per la fase postbellica della Striscia.

Un piano articolato in sei settori

Il programma suddivide i 66 interventi in sei aree tematiche: infrastrutture, sviluppo umano, ripresa economica, trasformazione digitale, questioni legali, pace e sicurezza. La quota più consistente degli investimenti, circa un miliardo di dollari, è destinata alle infrastrutture. All'interno di questa voce, circa 400 milioni sono previsti per la costruzione di alloggi temporanei, 275 milioni per la rimozione delle macerie e degli ordigni inesplosi, 50 milioni per la riabilitazione degli ospedali e 30 milioni per la riparazione della rete stradale, gravemente danneggiata.

Il piano prevede inoltre la riparazione dei valichi di frontiera, il ripristino delle infrastrutture elettriche e idriche e l'installazione di 25.000 pannelli solari portatili.

La componente legata alla sicurezza rappresenta un'altra voce rilevante, con circa 885 milioni di dollari stanziati. Di questi, 275 milioni sono destinati alla realizzazione di una struttura fortificata permanente a Rafah, in grado di ospitare 5.000 membri della Forza internazionale di stabilizzazione, mentre 140 milioni serviranno a reclutare, addestrare ed equipaggiare un contingente multinazionale.

Altri 120 milioni sarebbero riservati alla polizia palestinese, ma il percorso per la sua costituzione resta complesso: secondo Axios, Israele ha finora impedito ai palestinesi selezionati di lasciare Gaza per essere addestrati in Egitto. Il piano prevede anche un programma da 20 milioni di dollari per il riacquisto delle armi, con incentivi affinché Hamas e altri gruppi consegnino armamenti e munizioni.

Le stime sui danni e le incognite politiche

Il documento stima i danni materiali subiti da Gaza in circa 35,2 miliardi di dollari e indica che la completa ripresa e ricostruzione richiederanno circa 71,4 miliardi nell'arco del prossimo decennio. Un funzionario del Board of Peace ha spiegato che il piano mostra come creare un governo dal nulla, un'economia dalle macerie e un territorio dalla distruzione. Il piano è il risultato di quasi un anno di lavoro da parte di decine di persone, sia all'interno del Board of Peace, che conta 28 Paesi membri, sia nella compagine tecnocratica palestinese.

Restano però numerosi punti irrisolti, a partire dall'effettiva collaborazione di Israele e di Hamas. L'alto rappresentante del Board, Nikolay Mladenov, ha dichiarato che il progresso dipende in larga misura dal disarmo di Hamas, passo che il gruppo ha finora rifiutato di compiere, e ha contemporaneamente sollecitato Israele a ridurre le proprie operazioni militari.

Il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025 doveva aprire la strada a un processo più ampio, che includeva ulteriori ritiri militari israeliani, il disarmo di Hamas, l'arrivo di una forza internazionale e un nuovo governo palestinese apartitico. Il piano ha però subito una battuta d'arresto: l'esercito israeliano ha ampliato il proprio controllo su circa il 60 per cento del territorio, Hamas non ha consegnato le armi, la forza internazionale e il nuovo governo non sono ancora entrati a Gaza e la ricostruzione non è iniziata.

La maggior parte dei palestinesi continua a vivere in campi tendati o tra le rovine delle proprie case.

Le coperture finanziarie ancora incerte

Il Board of Peace e il governo tecnocratico palestinese non hanno ancora raccolto i 2,45 miliardi necessari, ma confidano che i Paesi donatori forniranno il sostegno una volta rimossi gli ostacoli politici. Il generale statunitense Jasper Jeffers, comandante della forza internazionale di stabilizzazione, ha delineato un approccio in cinque fasi per affrontare il nodo della smilitarizzazione di Hamas. La prima ondata della unità multinazionale sarà dispiegata con truppe da Kosovo e Marocco, seguita da ulteriori contingenti da Albania e Kazakistan.

Il loro compito sarà smilitarizzare il territorio e dismettere tutte le infrastrutture militari di Hamas. L'obiettivo è trasferire gradualmente il controllo della sicurezza al governo ad interim, dopo di che si prevede il ritiro delle forze israeliane.

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