Hegseth, nuova bufera sul segretario alla Difesa Usa: piani militari condivisi in chat con familiari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Pete Hegseth, già al centro di polemiche per precedenti fughe di informazioni riservate, è finito nuovamente sotto accusa dopo che il New York Times ha rivelato come il segretario alla Difesa americano avrebbe condiviso dettagli operativi sui bombardamenti contro le basi Houthi in Yemen, avvenuti lo scorso 15 marzo, in una chat privata su Signal. Tra i destinatari, secondo il quotidiano, figuravano sua moglie Jennifer, ex produttrice di Fox News, e suo fratello Phil, impiegato come consulente di collegamento tra il Pentagono e il dipartimento per la Sicurezza nazionale.

Non è chiaro se i documenti diffusi fossero classificati come «top secret», ma tra le informazioni trapelate ci sarebbero gli orari delle diverse ondate di attacco, elementi che, se confermati, rappresenterebbero una grave violazione dei protocolli di sicurezza. Quella con i familiari non sarebbe neppure l’unica chat incriminata: Hegseth, infatti, era già finito nel mirino dei media quando, in un gruppo analogo, era stato incluso per errore Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic, il quale aveva poi riportato parte dei contenuti.

La vicenda si inserisce in un contesto già segnato da ripetute fughe di notizie sensibili all’interno dell’amministrazione. Solo poche settimane fa, il Washington Post aveva denunciato la diffusione illegittima di planimetrie della Casa Bianca tra migliaia di dipendenti federali, un episodio che aveva sollevato ulteriori interrogativi sulla gestione della sicurezza nazionale.

Fonti anonime citate da Npr hanno lasciato trapelare che la Casa Bianca starebbe valutando la nomina di un sostituto per Hegseth, la cui posizione appare sempre più insostenibile. Sebbene non vi siano ancora conferme ufficiali, l’ipotesi di un avvicendamento sembra prendere corpo, complici le crescenti pressioni politiche e mediatiche. Intanto, il Dipartimento della Difesa non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, limitandosi a ribadire – attraverso un portavoce – che «ogni eventuale violazione dei protocolli sarà oggetto di indagine».

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