MV Agusta, la crisi di Schiranna: produzione ferma e conti sotto pressione
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Redazione Economia
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La storica casa motociclistica di Schiranna attraversa una delle fasi più complesse della sua lunga storia. MV Agusta ha confermato l’esistenza di difficoltà operative e finanziarie, spiegando di essere al lavoro da mesi per ritrovare un equilibrio dopo la separazione dal gruppo KTM. La società ha precisato di aver avviato la composizione negoziata della crisi, lo strumento previsto dal Codice della crisi d’impresa che consente all’imprenditore di mantenere la gestione affiancato da un esperto indipendente per trattare con creditori e possibili investitori.
La casa varesina tiene però a distinguere la propria situazione da quella di un fallimento annunciato, contestando quelle che definisce ricostruzioni prive di riscontri oggettivi.
Le due fotografie di una stessa azienda
Da una parte ci sono i numeri delle vendite, che l’azienda ha scelto di mettere in evidenza. Nel primo semestre del 2026 MV Agusta ha registrato 2.166 immatricolazioni retail a livello globale, in crescita del 3,4% rispetto alle 2.094 unità dello stesso periodo dell’anno precedente. L’Italia, primo mercato del marchio, è salita da 500 a 644 motociclette, con un incremento del 28,8%. Risultati positivi sono arrivati anche dalla Francia, a +42,3%, e dagli Stati Uniti, a +24,2%. Numeri che, secondo la proprietà, confermano la forza del brand e l’interesse dei clienti sui mercati internazionali.
Dall’altra parte c’è la fotografia scattata dai sindacati, che descrive uno stabilimento in una condizione profondamente diversa. Secondo Uil e Fiom Cgil di Varese, la produzione a Schiranna è ferma da aprile. I 184 dipendenti sono in contratto di solidarietà, prorogato fino al 31 dicembre, e nel mese di settembre avrebbero lavorato appena quattro o cinque giorni. Gli stipendi finora sarebbero stati pagati, ma l’azienda non riuscirebbe a saldare i fornitori. Nella stessa ricostruzione compare anche una ricapitalizzazione da 35 milioni di euro attesa entro fine giugno e mai arrivata.
Le due cose, a ben vedere, possono convivere: le immatricolazioni contano le moto consegnate ai clienti finali, che possono arrivare anche dalle scorte della rete, non quelle uscite dalla fabbrica.
Dalla KTM all’indipendenza, un anno dopo
La crisi attuale arriva a poco più di un anno dal ritorno all’indipendenza. Timur Sardarov aveva rilevato la maggioranza di MV Agusta dalla famiglia Castiglioni nel 2019. Nel novembre 2022 KTM era entrata nel capitale con il 25,1%, salendo al 50,1% e al controllo nella primavera del 2024. Il tracollo finanziario del gruppo austriaco, a fine 2024, ha rimescolato di nuovo le carte.
Il 31 gennaio 2025 MV Agusta annunciava che Art of Mobility, la holding lussemburghese della famiglia Sardarov, avrebbe ripreso il pieno controllo, operazione chiusa a luglio con Luca Martin nominato amministratore delegato. In quell’occasione Sardarov si diceva certo che la squadra avrebbe portato il marchio verso nuove vette. Oggi l’azienda sostiene che proprio l’uscita di KTM ha imposto una transizione complessa, visto quanto le due realtà erano diventate integrate sul piano distributivo, degli acquisti, della logistica e dei processi industriali.
Il nodo CFMOTO e la trattativa riservata
Sul tavolo delle trattative è passata anche l’ipotesi di un ingresso di CFMOTO. Il costruttore cinese avrebbe negoziato l’acquisizione del 49% di MV Agusta, accompagnando l’operazione con un investimento destinato a finanziare un piano di rilancio e ristrutturazione. Secondo alcune ricostruzioni, nel giugno 2026 sarebbe stato discusso un memorandum d’intesa, ma il confronto si sarebbe successivamente interrotto per la distanza tra le parti sulle condizioni economiche.
MV Agusta non conferma il dossier nel dettaglio, ma ammette che alcune opportunità societarie sono state approfondite e poi giudicate non percorribili, mentre altre interlocuzioni sarebbero tuttora in valutazione. La speranza dei sindacati è appesa a una trattativa con un partner finanziario di cui non si conosce il nome.
Il quadro delle prossime settimane resta segnato da un appuntamento preciso. Il 25 novembre è fissata l’udienza al tribunale di Varese per la conferma, la revoca o la modifica delle misure protettive legate alla composizione negoziata. Fino ad allora la proprietà mantiene il più stretto riserbo, annunciando che fornirà aggiornamenti solo quando ci saranno elementi certi e ufficiali da comunicare.
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