Palermo capitale della crocieristica mediterranea, Messina cresce e la Sardegna punta sul lusso
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Redazione Economia
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Il grande teatro del Seatrade Cruise Global di Miami, vetrina annuale che detta le tendenze per l’industria navale da diporto, si è appena concluso lasciando sul tavolo previsioni di crescita robuste per i porti italiani. Se le stime elaborate da Cemar Agency Network, presentate proprio in quell’occasione, parlano chiaramente di un 2026 da record con oltre 15,1 milioni di passeggeri sugli scali nazionali, è dalla politica industriale delle singole Autorità di Sistema Portuale (AdSP) che arrivano le conferme più interessanti per il futuro prossimo. L’Italia, insomma, si conferma la destinazione regina del Mediterraneo, ma a emergere dalla tre giorni americana è la fotografia di un sistema in grado di diversificare la propria offerta, spaziando dai grandi hub di transito alle rotte esperienziali per una clientela sempre più esigente.
L’asse del Mediterraneo si sposta a Palermo
Palermo si appresta a diventare per una settimana il centro nevralgico del network crocieristico regionale. Sarà infatti la presidente di MedCruise, Theodora Riga, a tagliare il nastro della 68a Assemblea generale dell’Associazione dal 9 al 12 giugno, un appuntamento che – come riportato dalle agenzie – porterà nel capoluogo siciliano i principali stakeholder del comparto e la stampa internazionale. L’occasione è ghiotta per l’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, guidata da Annalisa Tardino, che ha già utilizzato la ribalta del Seatrade per tessere relazioni di peso. Tra queste, spicca l’interesse concreto manifestato da Royal Caribbean International: la compagnia, che a giugno lancerà nel Mediterraneo la “Legend of the Seas” (la nave più grande del mondo), guarda con attenzione alla capacità infrastrutturale e alla qualità dell’esperienza offerta dallo scalo palermitano. Un riconoscimento, quest’ultimo, suggellato dal premio di “porto del sud” nel corso della serata degli “Oscar dei porti”, affiancato a Ravenna per il nord.
Messina corre più veloce della media nazionale
Scendendo lungo lo Stretto, i numeri del porto di Messina raccontano una storia di crescita quasi inarrestabile. Dopo il record storico del 2025, con 742.526 crocieristi e 254 scali, le proiezioni per il 2026 disegnano un incremento dell’8% (circa 800.000 passeggeri) e del 18% per gli approdi, toccando quota 300. Un dato, quest’ultimo, che colloca lo scalo messinese al settimo posto nella classifica nazionale, ma con percentuali di incremento nettamente superiori alla media italiana. La ragione di questo exploit, spiegano gli operatori presenti a Miami, risiede in una posizione geografica invidiabile lungo le rotte est-ovest, ma anche nella prossimità a poli attrattivi unici come Taormina e l’Etna, senza dimenticare un’accessibilità urbana che pochi altri porti possono vantare.
La Sardegna scommette sull’esperienza esclusiva
Se il mercato di massa tira, quello delle fasce alte non è da meno. Dalla rappresentanza dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna, presente con il presidente Domenico Bagalà, arriva un cauto ottimismo che nonostante i venti di conflitto in Medio Oriente tiene banco. Cagliari e Olbia mantengono saldi gli approdi di Costa e MSC, ma il vero jolly per l’Isola è rappresentato dal comparto del lusso. Compagnie come Explora Journey e Four Seasons Yacht hanno infatti confermato l’interesse per le destinazioni minori – Arbatax, Oristano, Golfo Aranci e Porto Torres – alla ricerca di un turismo esperienziale e di una clientela alto spendente che guarda alle rotte delle navi di piccole dimensioni. Con circa 300 scali previsti e un volume di passeggeri che si avvicina alle 800 mila unità, la Sardegna cerca di ritagliarsi un ruolo da protagonista non solo come luogo di transito, ma come destinazione finale di qualità, approfittando della destagionalizzazione e dell’efficienza delle nuove unità.




