Femminicidio a Monteortone: la tragica morte di Nicoleta Rotaru
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Redazione Interno
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Nicoleta Rotaru, 37 anni, è stata uccisa la notte del 3 agosto 2023 a Monteortone, una frazione di Abano Terme, nel Padovano. La donna, separata dal 2017, viveva ancora sotto lo stesso tetto con l'ex marito Erik Zorzi, in attesa di ottenere un contratto a tempo indeterminato che le avrebbe permesso di rendersi indipendente.
La scoperta dell'audio incriminante
La svolta nelle indagini è arrivata grazie a un audio registrato sul cellulare di Nicoleta e salvato nel cloud. Nell'audio, si sente la donna implorare l'ex marito di smetterla, mentre lui risponde con frasi sconnesse e minacciose. Questo audio ha convinto i carabinieri che si trattasse di un femminicidio.
La dinamica della tragedia
Secondo la Procura, l'agonia di Nicoleta è durata quasi dieci minuti. Erik Zorzi l'avrebbe strangolata a letto, implorandola di andarsene e di sbrigarsi, come se la resistenza della donna stesse durando troppo a lungo. Durante l'interrogatorio, Zorzi non ha mostrato alcun segno di rimorso, rispondendo con frasi sconnesse e dichiarazioni di non ricordo.
Il contesto familiare
La coppia aveva due bambine, alle quali Zorzi aveva impedito di sentire la nonna materna, sottraendo loro i cellulari. Inoltre, l'uomo aveva cercato di cancellare ogni traccia di Nicoleta, rimuovendo le sue foto online e impedendo alla madre di mettere una foto sulla tomba della figlia.
La reazione dell'opinione pubblica
La notizia del femminicidio ha suscitato una forte reazione nell'opinione pubblica, con molte persone che hanno espresso solidarietà alla famiglia di Nicoleta e condannato fermamente l'atto di violenza. Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Veneto ha contestato l'interpretazione rigorosa delle norme del segreto investigativo, che ha impedito alla stampa di riportare i dettagli del caso per più di un anno.
La tragica morte di Nicoleta Rotaru rappresenta un doloroso esempio di femminicidio e mette in luce la necessità di interventi più efficaci per proteggere le vittime di violenza domestica. La speranza è che la giustizia possa fare il suo corso e che episodi simili non si ripetano in futuro.




