La tragedia silenziosa dei boschi di Trivigno: il Corpo dilaniato e quel giallo dei molossi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel pomeriggio di giovedì, l’ordinaria quiete delle montagne che separano Tirano da Aprica è stata squarciata da un ritrovamento agghiacciante. A oltre 1.800 metri di quota, in località Trivigno – zona resa celebre per la sua bellezza selvaggia nonché per l’impervietà dei suoi sentieri – il senza vita di Lucia Tognela, cinquantottenne residente a Bianzone, è stato rinvenuto in un drammatico stato di dilaniamento. Erano da poco passate le quindici quando è scattato l’allarme, mobilitando immediatamente un’imponente macchina dei soccorsi: l’elicottero di Areu ha sorvolato le cime, mentre da terra si muovevano sincronizzate le squadre del Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico e i militari del Soccorso alpino della Guardia di finanza, supportati dai carabinieri.

L’autopsia e il rebus della dinamica

La vittima, madre di due figli e moglie, possedeva una seconda casa nella parte bassa di Trivigno; eppure, il suo è stato trovato più a monte, nei pressi della zona di Banchelle. Ciò che ha reso la scena particolarmente complessa per gli inquirenti – i quali hanno lavorato sotto la supervisione del procuratore capo e del pm di turno – sono i segni inequivocabili di un’aggressione da parte di animali. Lesioni profonde, morsi violenti e una violenza inaudita costellano la salma, trovata in una posizione topograficamente sfavorevole che ha reso difficili i rilievi. Secondo le prime ipotesi, l’attacco sarebbe riconducibile a uno o più cani di razza molossoide, noti per la loro stazza e la forza del morso. Tuttavia, gli investigatori non hanno ancora sciolto il nodo centrale del caso: la morte è stata causata direttamente dall’aggressione dei cani oppure la donna è stata colta da un malore improvviso – magari una caduta o un infarto – e solo successivamente gli animali, attratti dal sangue o dall’odore del corpo inerme, ne hanno dilaniato i resti? È su questo punto, cruciale per stabilire eventuali responsabilità penali, che farà chiarezza l’autopsia già disposta dalle autorità.

I cani e il proprietario misterioso

La geografia del delitto (se di omicidio si potrà parlare, o di omicidio colposo) ha subito orientato le attenzioni degli inquirenti e dei frequentatori abituali della zona. Nelle immediate vicinanze del luogo del ritrovamento, infatti, sorge una casa isolata dove vivrebbe un uomo noto per possedere diversi esemplari di *Dogo argentino* – molossoidi potentissimi, selezionati originariamente per la caccia alla grossa selvaggina. Le indiscrezioni raccolte sul posto raccontano di segnalazioni e denunce pregresse relative alla gestione di quegli stessi animali, che l’uomo avrebbe spesso lasciato liberi di muoversi nel bosco nonostante la pericolosità intrinseca della razza. Al momento, tuttavia, nessuna conferma ufficiale lega i cani di quella proprietà alla tragedia che ha colpito Lucia Tognela, sebbene i veterinari di Ats della Montagna abbiano già prelevato un esemplare per gli accertamenti del caso.

Le indagini tra leggende metropolitane e realtà giudiziarie

Mentre i carabinieri scandagliano l’area boschiva alla ricerca di tracce di pelo o impronte che possano corrispondere a quelle di un branco, si è cercato di fugare l’ipotesi – affiorata in alcuni primi momenti di confusione – di un attacco da parte di lupi. I tecnici del parco e gli zoologi escludono categoricamente questa eventualità, trattandosi di animali estremamente schivi e non propensi ad aggredire l’uomo in un contesto così antropizzato. Resta dunque centrale la pista del cane (o dei cani) domestici inselvatichiti o lasciati incustoditi. Ogni frammento di informazione è al vaglio: si cerca di capire se la donna conoscesse i proprietari degli animali e se l’eventuale aggressione sia avvenuta in un contesto di fatalità o di negligenza. I militari stanno setacciando la zona, un territorio ostico che costeggia il crinale tra la Valtellina e la Valcamonica, in un silenzio rotto solo dal ronzio delle pale dell’elisoccorso che hanno a lungo presidiato il cielo.

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