Wall Street trema, Trump semina il panico da recessione
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Redazione Economia
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Da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca, l’effetto del suo operato sui mercati finanziari è stato tanto immediato quanto imprevedibile. Inizialmente, le sue promesse di rilancio economico e di protezionismo commerciale hanno galvanizzato Wall Street, spingendo gli indici verso nuovi massimi. Tuttavia, quella che sembrava una festa senza fine si è rapidamente trasformata in un incubo, con l’ottimismo dei primi mesi che ha lasciato il posto a un clima di incertezza e timore.
I dati macroeconomici, da soli, non bastano a spiegare il nervosismo che attanaglia i mercati. Sono piuttosto gli indicatori di fiducia, spesso volatili e influenzati dalle percezioni, a raccontare una storia più complessa. Le aspettative delle imprese, il sentiment dei consumatori e le reazioni degli investitori riflettono un quadro in cui la paura, talvolta il terrore, prende il sopravvento. A marzo, l’indice della fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan ha subito un ulteriore tracollo, alimentato dalle preoccupazioni per l’inflazione e dal crollo del mercato azionario.
Wall Street, che aveva aperto la settimana in rialzo con il Dow Jones in crescita dello 0,6%, il Nasdaq dell’1,4% e lo S&P 500 dello 0,8%, ha mostrato segnali di fragilità già nella seduta di venerdì. Dopo un iniziale calo, gli indici hanno recuperato terreno, ma l’S&P 500 è rimasto in territorio di correzione, un segnale che non passa inosservato agli occhi degli analisti.
La presidenza di Trump, paragonabile a un ottovolante, ha raggiunto questa settimana una delle sue curve più pericolose. Le sue decisioni erratiche, in particolare quelle legate alla guerra dei dazi, hanno scosso non solo i mercati finanziari ma anche gli alleati internazionali e persino il Partito Repubblicano, che appare sempre più diviso. Se i dazi non sono una semplice tattica ma una strategia di lungo termine per “Make America Great Again”, le conseguenze potrebbero essere pesanti. L’inflazione, già in aumento, rischia di erodere ulteriormente il potere d’acquisto degli americani, mentre la fiducia degli investitori vacilla.
Le banche d’affari, da Goldman Sachs a JpMorgan, hanno già iniziato a rivedere le proprie stime. Goldman Sachs ha alzato la probabilità di recessione dal 15% al 20%, mentre JpMorgan è arrivata a ipotizzare un rischio del 40%, rispetto al 30% precedente. Questi aggiustamenti, seppur cauti, riflettono un crescente pessimismo che si sta diffondendo tra gli operatori di mercato.
Trump, che ha sempre fatto della forza economica degli Stati Uniti un cavallo di battaglia, si trova ora a dover affrontare le conseguenze delle sue stesse politiche. La Casa Bianca, spesso descritta come un “castello di carta”, sembra vacillare sotto il peso di scelte che, se da un lato hanno realizzato alcune promesse elettorali, dall’altro rischiano di minare la stabilità economica del Paese.




