Bezos e le nozze veneziane, la fronda del "no" prepara la contestazione
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Redazione Economia
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Jeff Bezos, che con i suoi miliardi ha costruito un impero dal commercio online ai viaggi spaziali, si appresta a sposare Lauren Sánchez nella cornice di Venezia, scelta non casuale per un uomo abituato a trasformare ogni gesto in un evento globale. Ma c’è chi, tra calli e campielli, non intende lasciargli campo libero. «Non siamo contro l’amore, né contro i matrimoni», chiarisce Tommaso Cacciari, voce del neonato movimento "No Space for Bezos", «ma contro l’arroganza di chi pensa di comprarsi persino una città come Venezia, svenduta da un sindaco che gli ha concesso uno spazio ecclesiastico gestito da una sua società. Un conflitto d’interessi palese».
La chiesa dell’Abbazia della Misericordia, infatti, è al centro delle polemiche: assegnata in gestione a una società legata allo stesso primo cittadino, diventa simbolo di un malcontento che va oltre il semplice rifiuto del miliardario. Gli attivisti, pur dichiarandosi non violenti, promettono azioni dimostrative per ostacolare il corteo nuziale. «Non vogliamo fargli del male», ironizza qualcuno tra loro, «ma magari mandargli la torta di traverso».
Le nozze, previste per il 24 giugno, potrebbero slittare al 26, complici le proteste. E mentre c’è chi vede in Bezos un volano per l’economia locale – con milioni di euro riversati in alberghi, ristoranti e servizi – altri lo considerano l’ultimo colonizzatore di una città già soffocata dal turismo di massa. «Se invece di bloccarlo, i contestatori cogliessero l’occasione per rivendicare qualcosa di concreto, Venezia ne guadagnerebbe», osserva qualcuno. Ma la battaglia, ormai, è diventata ideologica: da una parte il potere del denaro, dall’altra la difesa di un patrimonio che molti sentono svenduto.




