Menu fisso a 25 euro, compresa la cameriera: la polemica infinita del bar di Fontanafredda
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Redazione Interno
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Nella sua disarmante semplicità, un cartello esposto all'ingresso del Bar Danilo, a Fontanafredda, continua a suscitare, a quasi un decennio dalla sua prima apparizione, reazioni contrastanti e polemiche a ripetizione. La scritta, che propone un “menu fisso 25 euro compresa la cameriera”, viene periodicamente riscoperta e rilanciata sui social network, trasformando quel locale all'angolo tra via Silvio Pellico e via Giulio Cesare in un epicentro di dibattiti infiniti sull'umorismo, i suoi confini e la sua presunta evoluzione nel tempo.
Un umorismo definito "goliardico" dal titolare
Il proprietario, Danilo Rovere, che non ha mai fatto mistero della sua intenzione di scherzare, definisce quelle insegne come espressioni di una goliardia innocua, paragonandole ad altri suoi cartelli, del tutto privi di connotazioni sessiste, come quello che ironizza sul riscaldamento acceso d'estate. La sua posizione, peraltro, non è mai mutata nel corso degli anni, nemmeno di fronte alle reazioni sempre più veementi che ogni nuova ondata di discussione pubblica inevitabilmente solleva. Ciò che cambia, semmai, è il contesto sociale in cui quella battuta viene riletta, un contesto che, complice anche un maggiore ascolto delle istanze di parità, fatica ormai a digerire certe forme di comicità.
La reazione dei sindacati e la natura ciclica della polemica
A giudicare quella comunicazione come apertamente sessista e inaccettabile sono stati, in particolare, i sindacati, i quali ne hanno denunciato il messaggio degradante. La vicenda, però, seguendo un copione ormai collaudato, tende a esaurirsi nel giro di pochi giorni, per poi riemergere immancabilmente a distanza di mesi o di anni, quando un nuovo post o una nuova segnalazione la riportano sotto i riflettori dell'indignazione o dell'ilarità pubblica. Questo meccanismo ripetitivo, più che condurre a una soluzione, sembra cristallizzare le posizioni opposte, rendendo il cartello stesso un simbolo di una frattura culturale più ampia.
Una querelle senza soluzione tra anacronismo e libertà di espressione
La questione, al di là delle singole prese di posizione, solleva interrogativi non banali sulla prescrittività del gusto e sulla latitanza, in casi simili, di un'autorità giudiziaria chiamata a pronunciarsi in modo definitivo. La mancanza di un provvedimento formale delle forze dell'ordine o del giudice, che abbiano imposto la rimozione di quel testo, lascia il campo libero a uno scontro puramente ideologico, dove ciascuna parte rivendica la propria visione del mondo e del buon senso. Alcuni vi leggono l'emblema di un retaggio culturale anacronistico e offensivo, mentre altri vi scorgono solo una strampalata facezia, il cui vero pericolo risiederebbe proprio nell'ingerenza di chi vorrebbe censurarla.




