Piazza Affari sfonda quota 47mila, un record che non si vedeva dai tempi del 2000
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Non è soltanto una cifra tonda, quella che ha superato la soglia psicologica dei 47 mila punti, bensì il segnale più eloquente di una fase di riapertura dei mercati verso l’Italia, con tutto il carico di aspettative e di rischi che un simile cambiamento di prospettiva comporta. La Borsa di Milano, che nei primi scambi del 4 febbraio aveva toccato il livello di 47.083 punti – il massimo assoluto da novembre 2000 – ha poi contenuto gli entusiasmi nel finale, chiudendo la seduta con un progresso più contenuto dello 0,47% a 46.636 punti. Un traguardo, comunque, che suggella un rimbalzo vigoroso del listino nel corso dell’intero primo trimestre del 2026 e che si è accompagnato a scambi fiume, con un controvalore superiore ai 4,8 miliardi di euro.
Lo sprint trainato dai titoli industriali e dal caso Mediobanca
Sul listino principale, il motore del rialzo è stato acceso con decisione dal comparto industriale, che ha visto salite significative per alcuni dei suoi pesi massimi, mentre l’attenzione degli operatori si è concentrata sull’exploit di Mediobanca. L’istituto di credito, infatti, ha registrato un balzo di quasi il 6% nelle prime battute, una performance legata a doppio filo con le mosse di Monte dei Paschi di Siena. La banca senese, riunitasi in assemblea, ha infatti modificato il proprio statuto, introducendo per il consiglio la possibilità di presentare una lista per il rinnovo dei vertici: una mossa che molti interpretano come il preludio a un’offerta pubblica di acquisto sul gruppo di Piazzetta Cuccia, ipotesi che ha immediatamente surriscaldato gli scambi.
Il contesto europeo e la tenuta nonostante i timori sull’intelligenza artificiale
Il quadro generale in Europa, seppur in chiaroscuro, non ha fermato la corsa di Piazza Affari. I listini del Vecchio Continente, infatti, hanno cercato di allontanare le ombre proiettate dai timori sulla tenuta del settore dell’intelligenza artificiale, dopo che il calo del Nasdaq a Wall Street aveva sollevato dubbi sulla sostenibilità dei margini per le società tech nonostante gli investimenti miliardari. In questo clima, il Ftse Mib ha proseguito la sua ascesa, distinguendosi per dinamismo e aggiungendo un ulteriore 0,7% ai già consistenti guadagni della vigilia, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi chiudeva in rialzo a 61 punti base, con il rendimento del decennale italiano in leggero calo.
I volumi record e il segnale per l’economia italiana
A rendere ancora più significativa la performance di Milano, oltre alla soglia psicologica infranta, ci sono i volumi degli scambi, cresciuti di ben 1,7 miliardi di euro rispetto alla seduta dello scorso 30 gennaio. Questa impennata di liquidità, unita al record dei corsi, delinea una fotografia di rinnovato interesse internazionale per le attività quotate in Italia, un interesse che trae alimento da dinamiche specifiche, come quella che coinvolge il sistema bancario, ma che sembra anche riflettere una più ampia rivalutazione dei rischi e delle opportunità del paese. La Borsa, in definitiva, scrive un numero che era assente dai tabelloni da oltre un quarto di secolo, offrendo una lettura finanziaria di un’economia in lenta ma costante trasformazione.




