esplosione sulla petroliera "seajewel" in liguria, tra sospetti e misteri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Due esplosioni, un mistero fitto e una petroliera al centro di un giallo internazionale. È questa la storia della Seajewel, nave battente bandiera maltese esplosa venerdì notte al largo di Savona, nel campo boe Sarpom, a pochi chilometri dalla costa ligure. Mentre erano in corso le operazioni di debunkeraggio, due deflagrazioni hanno squarciato il silenzio della notte, lasciando dietro di sé una scia di domande ancora senza risposta. Cosa è successo davvero? Un guasto, un incidente, un sabotaggio o, come temono alcuni, un attentato? Le lamiere contorte dello scafo, ora immerse nelle acque del Mediterraneo, potrebbero nascondere la chiave per risolvere l’enigma.

La Seajewel, sulla carta, sembrerebbe una nave come tante. Di proprietà della Thenamaris, compagnia greca con sede ad Atene e legata alla famiglia Martinos, nota per la sua solida reputazione nel settore armatoriale, la petroliera ha un passato apparentemente limpido. La Thenamaris gestisce una flotta di 93 navi, tra petroliere, portacontainer e gasiere, e non ha mai destato particolari sospetti. Eppure, c’è chi ipotizza che la Seajewel possa far parte della cosiddetta “flotta fantasma” russa, un network di navi spesso obsolete utilizzate per aggirare le sanzioni internazionali e trasportare petrolio russo in modo opaco. Un’ombra che, se confermata, potrebbe cambiare radicalmente la prospettiva sull’incidente.

L’ultimo viaggio della Seajewel era iniziato martedì scorso dal porto algerino di Bethioua, vicino a Oran, uno scalo petrolifero strategico nel Mediterraneo. Quattro giorni di navigazione per raggiungere la rada di Vado Ligure, dove la nave avrebbe dovuto scaricare il suo carico di greggio. Destinazione: il campo boe Sarpom, punto di riferimento per le operazioni petrolifere nella zona. Ma qualcosa è andato storto. Le esplosioni, avvenute durante le delicate operazioni di debunkeraggio, hanno interrotto bruscamente il viaggio, trasformando la Seajewel da gioiello del mare a relitto fumante.

Le autorità sono ora al lavoro per accertare le cause dell’incidente. Le ipotesi, come spesso accade in casi del genere, sono molteplici. Un guasto tecnico non può essere escluso, ma il contesto internazionale, con le tensioni legate al conflitto in Ucraina e alle sanzioni contro la Russia, rende plausibile anche lo scenario di un sabotaggio. Non è la prima volta, del resto, che navi sospettate di trasportare petrolio russo finiscono nel mirino. E se la Seajewel fosse stata colpita intenzionalmente? Le indagini, che coinvolgono anche le autorità marittime internazionali, dovranno fare luce su questo punto.

Intanto, il caso ha già attirato l’attenzione dei media e degli esperti del settore. La flotta fantasma russa, composta da navi spesso registrate sotto bandiere di comodo e gestite da società opache, è da tempo al centro di inchieste giornalistiche e investigazioni internazionali. Se la Seajewel fosse davvero parte di questa rete, le implicazioni sarebbero significative, non solo per la dinamica dell’incidente, ma anche per il quadro geopolitico più ampio.

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