Bombe sulla petroliera Seajewel: la Procura indaga per terrorismo
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Redazione Interno
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Nella notte tra sabato e domenica, due esplosioni hanno squarciato lo scafo della petroliera Seajewel, ormeggiata al largo di Vado Ligure, nel Savonese. Quello che inizialmente sembrava un incidente, forse un guasto tecnico, ha assunto ben presto i contorni di un atto deliberato. La Procura di Savona, guidata da Ubaldo Pelosi, ha aperto un’inchiesta per “naufragio causato dal terrorismo”, trasmettendo gli atti alla Direzione Distrettuale Antiterrorismo di Genova. Le indagini, ora nelle mani della Dda, si concentrano sulla possibilità che le deflagrazioni siano state provocate da almeno due bombe piazzate da subacquei, i quali avrebbero agito con coperture e precisione.
La Seajewel, una nave lunga 245 metri, ha subito danni significativi: uno squarcio di oltre un metro, localizzato nella parte inferiore dello scafo, ha fatto emergere l’ipotesi di un’azione pianificata. L’equipaggio, che ha avvertito distintamente i due boati, è rimasto illeso, ma il panico iniziale ha lasciato il posto a interrogativi sempre più complessi. La petroliera, dopo aver completato lo scarico del greggio nella zona Sarpom, si è spostata davanti al porto di Savona, dove è attualmente ancorata in attesa di ulteriori accertamenti.
Le analisi dei sommozzatori, che nei giorni scorsi hanno ispezionato lo scafo, hanno confermato la presenza di danni compatibili con esplosioni di origine dolosa. Non si esclude che nei prossimi giorni vengano effettuate ulteriori verifiche, anche per stabilire con precisione il tipo di esplosivo utilizzato e le modalità di posizionamento. L’ipotesi che l’attacco possa essere legato al conflitto tra Russia e Ucraina è stata avanzata dalla Procura, sebbene al momento non vi siano prove definitive a sostegno di questa tesi.
La Seajewel, battezzata “gioiello del mare”, è ora al centro di un giallo internazionale. Alcuni osservatori hanno avanzato l’ipotesi che la nave possa far parte della cosiddetta “flotta fantasma” di Mosca, una rete di imbarcazioni utilizzate per eludere le sanzioni occidentali. Tuttavia, questa pista rimane ancora da verificare. Quello che è certo è che l’azione, se confermata come atto terroristico, rappresenterebbe un episodio senza precedenti nel Mediterraneo, con implicazioni che vanno ben oltre il semplice danneggiamento di una nave.




