Meloni: mi pesa non aver fatto di più contro il caro energia, avanti su nucleare e estrazioni
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Redazione Interno
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un'intervista al Foglio, ha ammesso che il fronte energetico resta uno dei nodi irrisolti del suo mandato. "Mi pesa molto non aver potuto fare di più per famiglie e imprese proprio rispetto al caro energia", ha dichiarato, pur rivendicando di aver dedicato buona parte delle risorse disponibili, soprattutto a inizio legislatura, per affrontare il problema.
La premier ha indicato la direzione degli interventi già avviati: accelerazione sulle rinnovabili, riapertura al nucleare di nuova generazione e semplificazione delle concessioni per ricerca ed estrazione di idrocarburi. "Continueremo a farlo anche in questa fase", ha aggiunto.
Il decreto che accelera le concessioni e introduce il commissario
Il Consiglio dei ministri ha approvato nei giorni scorsi un decreto-legge che incide in profondità sulle procedure autorizzative per le attività estrattive sulla terraferma. Il testo prevede che, qualora la regione competente non esprima l'intesa richiesta entro i termini, scatti un meccanismo di interlocuzione istituzionale e, in caso di persistente inerzia, la nomina di un commissario ad acta da parte del Consiglio dei ministri, in coordinamento con la regione stessa.
La norma richiama esplicitamente l'articolo 120, secondo comma, della Costituzione, che disciplina i poteri sostitutivi dello Stato nei confronti degli enti territoriali.
La Basilicata e il nodo delle prerogative regionali
È la Basilicata il territorio su cui si concentrano le conseguenze più delicate del provvedimento, per la presenza storica di giacimenti petroliferi nella Val d'Agri. I consiglieri regionali di centrosinistra Alessia Araneo, Antonio Bochicchio, Angelo Chiorazzo, Roberto Cifarelli, Piero Lacorazza, Piero Marrese, Viviana Verri e Giovanni Vizziello hanno chiesto al presidente della Regione Vito Bardi di riferire in aula e di valutare l'impugnazione del decreto davanti alla Corte costituzionale ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione.
Nella loro nota, i consiglieri precisano di non sostenere che la Basilicata sia stata già commissariata né che siano state autorizzate nuove trivellazioni, ma ritengono che ridurre la questione a una modifica procedurale sarebbe altrettanto sbagliato. Chiedono di sapere quali istanze di prospezione, ricerca o coltivazione siano pendenti sul territorio e a quale fase siano giunte.
Il contesto delle estrazioni lucane e le distanze nel centrodestra
La vicenda delle estrazioni in Basilicata si intreccia con una storia lunga decenni. Gli accordi tra Eni e la Regione risalgono al 1998, quando furono introdotte misure di compensazione sulle royalty. Negli anni successivi, le attività estrattive nella Val d'Agri hanno alimentato un dibattito mai sopito tra benefici economici dichiarati, impatti ambientali e sanitari e richieste di rinegoziazione dei termini concessori.
Sul fronte politico, la posizione della maggioranza regionale guidata da Bardi, esponente di Forza Italia, appare esposta alle decisioni assunte a Palazzo Chigi senza un coinvolgimento preventivo reso pubblico. Le opposizioni in Consiglio regionale hanno chiesto di sapere se la giunta fosse stata informata dell'iniziativa del governo e quali interlocuzioni avesse avuto con i ministeri competenti.
Le risorse in campo e il negoziato con Bruxelles
Sul piano delle coperture finanziarie, il taglio generalizzato delle accise sui carburanti è costato finora circa 2,6 miliardi di euro, solo in parte compensati dall'extra-gettito Iva generato dai rincari. Il governo ha formalizzato alla Commissione europea una richiesta di scostamento del deficit per spese legate alla difesa e all'energia, per un totale di 36,1 miliardi fino al 2028, di cui 14,4 destinati al capitolo energetico.
La flessibilità concessa da Bruxelles esclude però gli interventi sui combustibili fossili, il che vincola la destinazione delle risorse a misure di efficientamento e sicurezza energetica piuttosto che a bonus carburante.
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