La minoranza lucana attacca Meloni: "Toni inaccettabili sul petrolio, sospetto via libera alle estrazioni"
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Redazione Interno
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Le dichiarazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul futuro delle estrazioni petrolifere in Basilicata hanno innescato una dura reazione da parte del centrosinistra regionale. Gli otto consiglieri di minoranza, in una nota congiunta, hanno definito "inaccettabili" i toni e i contenuti espressi dalla premier dal palco di Bari, ravvisando nelle sue parole una pericolosa apertura verso un incremento dell'attività estrattiva proprio mentre si avvicina la scadenza naturale delle attuali concessioni, fissata al 2029.
La nota dei consiglieri regionali
A firmare il documento di fuoco sono Alessia Araneo, Antonio Bochicchio, Angelo Chiorazzo, Roberto Cifarelli, Piero Lacorazza, Piero Marrese, Viviana Verri e Giovanni Vizziello, esponenti delle opposizioni in seno al Consiglio regionale della Basilicata. Secondo il gruppo, l'intervento della premier tradisce una "certa protervia" che alimenta il sospetto di un disegno già delineato per favorire un aumento della produzione di oro nero nella regione, senza che vi sia stato un confronto trasparente con le istituzioni locali.
I consiglieri hanno sottolineato come questo atteggiamento si inserisca in un quadro di crescenti tensioni, considerato che le concessioni per le attività in corso sono destinate a scadere tra pochi anni, rendendo ogni scelta strategica particolarmente delicata per il territorio e per il suo equilibrio ambientale ed economico.
Il pressing del governo e il peso dell'opposizione
Le critiche della minoranza lucana si innestano in un dibattito nazionale che vede il governo Meloni spingere per una revisione delle politiche energetiche, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dall'estero, che ancora oggi grava per il 93% sul fabbisogno nazionale di petrolio.
Dopo le dichiarazioni della premier, è arrivato il sostegno convinto di Fratelli d'Italia, che ha interpretato le parole di Meloni come un segnale chiaro per sbloccare investimenti fermi da tempo e per valorizzare le risorse del sottosuolo italiano, a partire proprio dalla Basilicata, considerata un bacino strategico di primaria importanza. Le opposizioni, tuttavia, denunciano l'assenza di un percorso condiviso e la marginalizzazione del ruolo del Consiglio regionale, accusando la maggioranza di procedere per imposizioni calate dall'alto.
Il nodo delle concessioni e i precedenti della giunta regionale
Nel loro intervento, i consiglieri di minoranza hanno voluto ricordare un precedente recente che, a loro avviso, dimostra la deriva autoritaria con cui vengono gestite le politiche energetiche nel territorio. Nelle scorse settimane, infatti, la Giunta regionale guidata dal presidente Vito Bardi ha dato il via libera a due nuovi permessi di ricerca per idrocarburi, un atto compiuto senza il voto del Consiglio e nonostante il parere contrario espresso dai sindaci dei comuni interessati.
Un passaggio che, secondo l'opposizione, aggrava il clima di sfiducia e che ora richiede un chiarimento diretto: i consiglieri hanno chiesto a Bardi se fosse a conoscenza del progetto sin dall'inizio e se intenda condividere la linea del governo nazionale, che sembra orientata a incrementare le estrazioni in vista della scadenza del 2029, anziché avviare un percorso di progressiva riconversione energetica per il futuro della regione.
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