Coin, il ministero conferma il percorso di risanamento e l’azienda resta a Verona

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non era affatto scontato, viste le turbolenze degli ultimi mesi e quell’annuncio di chiusura che a febbraio aveva gelato dipendenti e città, eppure al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è arrivata una svolta netta per il futuro di Coin. La storica insegna del retail italiano, che dà lavoro a oltre mille persone e che era stata travolta da una crisi finanziaria di vaste proporzioni, non solo non abbandonerà Verona – come invece era stato paventato con lo stop programmato del punto vendita di via Cappello – ma rilancia con decisione la propria strategia industriale. Nel corso dell’incontro romano, la società ha potuto illustrare l’andamento della gestione relativo ai primi cinque mesi, e i numeri, a sentire quanto filtrato dagli uffici di competenza, avrebbero mostrato segnali concreti di una inversione di tendenza, con margini in miglioramento e un flusso di visitatori in crescita, elementi che fanno ben sperare per la tenuta del piano.

La partita, però, è tutt’altro che chiusa e anzi, si gioca su più tavoli contemporaneamente. Se da un lato la proprietà ha manifestato senza ambiguità la volontà di mantenere la propria radice storica nel capoluogo scaligero – sebbene si parli di una ricollocazione del negozio in una sede diversa da quella attuale, al fine di ottimizzare i costi di locazione che avevano contribuito ad appesantire il bilancio – dall’altro lato si lavora già al prossimo step finanziario. Gli azionisti, infatti, avrebbero confermato la disponibilità a iniettare nuovo capitale nel corso del 2026, un intervento che dovrebbe servire a finanziare sia il rinnovamento della rete fisica sia quella trasformazione digitale ormai indifferibile per competere nel mercato attuale. E mentre si definiscono anche partnership commerciali con gruppi internazionali, l’orizzonte immediato è già segnato in calendario: la prossima verifica è attesa per il 14 maggio, data in cui si tornerà a discutere.

La questione occupazionale e l’impegno a non lasciare indietro nessuno

Naturalmente, quando si parla di un riassetto che coinvolge migliaia di lavoratori, il nodo centrale resta quello delle garanzie. Se le chiusure di alcuni punti vendita – quelli di Roma Cola di Rienzo, Milano Corso Vercelli e lo stesso Verona – sembravano ormai segnate in rosso sul calendario, l’ultimo incontro al Mimit avrebbe quantomeno spostato il baricentro del discorso. L’azienda, stando a quanto comunicato, ha ribadito l’intenzione di restare nei territori storicamente presidiati, come appunto Verona e Mestre, e per le città in cui si renderanno necessarie delle cessazioni, l’impegno preso è quello di individuare soluzioni alternative che possano riassorbire il personale o comunque gestire la fase con ammortizzatori sociali, evitando il ricorso a licenziamenti collettivi di massa.

È in questo frangente che si inserisce la voce, cauta ma comunque presente, del sindacato. Graziella Belligoli, segretaria generale della Filcams Cgil di Verona, ha commentato la vicenda definendola una “svolta positiva”, soprattutto alla luce del fatto che non si parla più di una uscita di scena totale dalla città, bensì di una sua ricollocazione. La dirigente sindacale, pur esprimendo fiducia per l’apertura manifestata dalla proprietà, ha però voluto mantenere alta l’attenzione sul versante pratico: occorrerà attendere che il confronto si sposti a livello regionale per trasformare le dichiarazioni di principio in impegni vincolanti. Solo allora, con gli strumenti giusti e le garanzie occupazionali messe nero su bianco, si potrà dire che il passaggio è davvero a tutela dei lavoratori e di prospettiva per l’insieme delle attività.

Investimenti e strategie per il rilancio del marchio

Parallelamente alla partita sindacale e a quella urbanistica, la proprietà sta mettendo a punto una manovra economica di ampio respiro. Il nuovo intervento sul capitale, previsto per il prossimo anno, non sarà l’unica leva azionata: già nelle prossime settimane dovrebbero essere perfezionate alcune intese con partner commerciali d’oltreconfine, finalizzate a rinnovare gli spazi espositivi e a potenziare il piano marketing. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere il gruppo finanziariamente solido, uscendo dalla logica dell’emergenza per abbracciare una visione di sviluppo sostenibile. E i primi risultati, a sentire i tecnici del ministero, iniziano a intravedersi: i dati di gestione relativi al periodo post-aumento di capitale mostrano una redditività operativa in miglioramento, segno che la cura comincia a fare effetto.

C’è da dire che la strada è ancora lunga e lastricata di incognite, ma il fatto che il ministero stesso abbia voluto sottolineare la “prosecuzione del percorso di risanamento” e i “segnali concreti di rilancio” provenienti dall’azienda indica una volontà precisa di tenere monitorata la situazione. Il coinvolgimento di oltre mille lavoratori rende la vertenza una delle più seguite a livello nazionale, e la prossima riunione del 14 maggio servirà a fare il punto sugli investimenti e a verificare se i margini continueranno a crescere come auspicato.

Il futuro del punto vendita di Verona tra memoria e innovazione

Simbolicamente, la vicenda dello store di via Cappello rappresenta il cuore della trattativa. Quella che solo poche settimane fa sembrava una dismissione inevitabile – con tanto di lacrime e apprensione per i quaranta dipendenti coinvolti – oggi si configura come una razionalizzazione. L’addio alla sede storica, dovuto probabilmente a canoni di locazione fuori mercato, non significa affatto l’uscita della insegna dal capoluogo veneto. Anzi, il concetto ribadito al tavolo ministeriale è quello di una permanenza in città, ma in una nuova location, più moderna e funzionale alle esigenze del commercio contemporaneo.

In questo senso, la trasformazione digitale e gli investimenti sulla rete fisica dovranno andare di pari passo con la capacità di mantenere vivo il legame con il territorio. La segretaria della Filcams, nel suo intervento, ha voluto sottolineare come la “vera e positiva novità” sia proprio il cambio di paradigma: non più una chiusura secca, ma una riorganizzazione che, se gestita con intelligenza, potrebbe portare a un rilancio effettivo del brand. I lavoratori, dal canto loro, attendono di vedere tradotte in atti concreti le promesse, e il tavolo regionale sarà il primo banco di prova per testare la solidità degli impegni assunti.

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