La crisi del Gruppo Coin si approfondisce: chiudono gli store di via Cola di Rienzo e corso Vercelli, a Roma e Milano
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Redazione Economia
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Il piano di ristrutturazione del Gruppo Coin, un percorso avviato per garantire la continuità aziendale dopo l’omologa dell’accordo di risanamento da parte del Tribunale di Venezia nell’estate del 2025 e il successivo aumento di capitale da 33,2 milioni di euro -4, ha subito un’accelerazione che porta alla cessazione di punti vendita storici -2. Durante l’incontro del 18 febbraio 2026 tra la direzione societaria e i rappresentanti sindacali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, è stato delineato un quadro economico fortemente critico: le vendite dell’ultimo esercizio sono risultate inferiori rispetto a quelle del 2024, con un crollo degli ingressi che i nuovi layout espositivi non sono riusciti ad arginare, portando a una perdita di margine operativo lordo quantificata in 35 milioni di euro -2.
A subire le conseguenze più immediate di questa situazione sono tre immobili simbolo. Il punto vendita di via Cola di Rienzo, nel quartiere Prati a Roma, abbasserà le serrande il prossimo 4 aprile, mentre gli store di Milano in corso Vercelli e quello di Verona chiuderanno definitivamente il 31 luglio. La decisione, come emerso dal confronto con le organizzazioni sindacali, non sarebbe legata esclusivamente ai conti in rosso, ma anche a fattori esterni indipendenti dalla volontà dell’azienda, quali la scadenza di contratti di locazione o problematiche legate alle proprietà immobiliari che rendono antieconomica la permanenza in quelle specifiche sedi. Per il solo negozio di Milano, situato in una delle arterie commerciali più frequentate della città, la chiusura comporterà il licenziamento di 28 dipendenti, mentre per Verona si parla di oltre quaranta lavoratori coinvolti, una situazione che, nonostante i recenti investimenti per la riqualificazione dello store Excelsior in via Cappello, appare ormai definita.
Un ridimensionamento che tocca anche Mestre e altri store
La riorganizzazione non si limita alle dismissioni totali. Il piano presentato ai sindacati prevede infatti un ridimensionamento anche per altri punti vendita, tra cui quello di Mestre, dove si prospetta una contrazione della superficie di vendita per circa un migliaio di metri quadrati, con una conseguente riduzione del personale stimata intorno al 30% -3. Analoga flessibilità, con il ricorso ad ammortizzatori sociali, è prevista per gli store romani di Cinecittà e San Giovanni, oltre che per le sedi di Firenze, a dimostrazione di come la crisi, sebbene conclamata in alcune piazze, si riverberi su gran parte della rete vendita -2. L’azienda, dal canto suo, in una nota diffusa al termine dell’incontro, ha ribadito la volontà di gestire la fase con responsabilità, dichiarando di voler utilizzare tutti gli strumenti disponibili per mantenere il pieno livello di impiego per gli oltre mille lavoratori della rete, evitando il ricorso a licenziamenti collettivi laddove possibile, e confermando al contempo un investimento di almeno dieci milioni di euro per la riqualificazione dei negozi che resteranno operativi -3.
La richiesta di un tavolo al Ministero delle Imprese
Di fronte a uno scenario che configura quella che i sindacati definiscono una progressiva ritirata strategica del marchio, le segreterie nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno sollecitato con urgenza la convocazione di un nuovo tavolo di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy -2. La richiesta, formalizzata all’indomani dell’incontro con i vertici aziendali, mira a ottenere maggiore chiarezza sulla reale tenuta del piano industriale, messo in discussione dall’annuncio di chiusure che colpiscono lavoratrici e lavoratori con un’anzianità aziendale media superiore ai vent’anni -2. La partecipazione statale nel capitale di Coin, avvenuta attraverso l’ingresso di Invitalia con una quota del 30,09% nel settembre 2025, era stata concepita proprio per accompagnare un percorso di consolidamento e rilancio occupazionale, un obiettivo che le nuove dismissioni rischiano di vanificare -4.
Un quadro aziendale a due velocità tra chiusure e conferme
Parallelamente alle chiusure annunciate per Roma, Milano e Verona, emergono situazioni diametralmente opposte in altri territori, a dimostrazione di una strategia che appare selettiva. A Vicenza, dopo un lungo confronto che aveva visto la Regione Veneto e i sindacati locali opporsi alla prevista dismissione del punto vendita, l’azienda ha confermato non solo la permanenza, ma anche l’intenzione di potenziare l’organico e rilanciare l’attività, coerentemente con l’impegno preso nel febbraio del 2025 -1-9. Un destino diverso, dunque, per store che pur versavano in condizioni di perdita strutturale, ma che evidentemente presentano caratteristiche logistiche, contrattuali o di posizionamento strategico differenti. Per i lavoratori di corso Vercelli e di via Cola di Rienzo, tuttavia, l’unica certezza al momento rimane la data di chiusura, in attesa che il confronto politico-sindacale possa quantomeno definire gli strumenti di accompagnamento alla fine di un’attività che, per decenni, ha rappresentato un punto di riferimento per lo shopping cittadino.




